Sono a Londra per lavoro per la prima volta dopo la lunga pausa imposta dalla pandemia e l'occasione è ghiotta per partecipare a un altro dei tanti Jack the Ripper tours della città. Questa volta cerco quello intitolato proprio Jack the Ripper tour perché so che tra le guide c'è anche il leggendario Paul Bennett, uno dei più esperti ripperologi del mondo. E poi è tanta la voglia di cancellare il brutto ricordo del tour Ripper Visions di qualche anno fa la cui guida ha proposto la teoria secondo cui William Gull sarebbe l'assassino.
La guida per il gruppo in cui mi trovo oggi si chiama Jeremy e appena gli nomino John Bennett mi indica che John è proprio lì a pochi metri da noi, non sarà la nostra guida stasera perché è impegnato in un tour privato ma comunque posso scambiare qualche parola con lui. Grazie a Jeremy mi presento a John Bennett, parliamo per qualche minuto mentre non mi sembra vero che uno dei miti della ripperologia è lì davanti a me che mi parla amichevolmente. Ottimo inizio!
Il tour parte alle 19 e si snoda tra i cinque punti dove le vittime canoniche sono state trovate, più altri luoghi di interesse tra cui l'antro dove è stato trovato il brandello di grembiule di Annie Chapman e il famoso graffito. Jeremy è bravissimo, si muove con maestria e dà spiegazioni chiare e convincenti sugli omicidi e sul contesto storico in cui si sono svolti, aiutando così la platea a capire meglio cosa è successo e quali erano le condizioni di vita di Whitechapel nell'epoca vittoriana.
Jeremy non si limita ad esporre i fatti, ma spesso anticipa le domande spiegando quali sono le teorie più note sull'identità o sulle motivazioni dell'assassino e perché molte di loro sono leggende metropolitane di bassa lega, in modo che se qualcuno dei partecipanti ricevesse commenti da propri conoscenti saprebbe come rispondere.
Il tour è davvero ottimo e sono molto felice di constatare che Jeremy stasera ha intrattenuto il suo pubblico grazie al suo racconto vivace da cui traspare la sua passione, ma ha anche fatto un'ottima lezione sulle gesta di uno dei serial killer più famosi della storia attenendosi ai fatti accertati, e le persone che hanno partecipato al tour possono andare a casa dopo aver imparato qualcosa di importante e aderente al vero in modo coinvolgente ed efficace; il tour infatti è durato due ore ma è sembrato durare poco più di dieci minuti.
L'esperienza è quindi stata del tutto positiva, il tour è adatto sia ai neofiti sia a chi già conosce l'argomento e sono già sicuro che rifarò questo tour o un altro di quelli offerti dalla stessa organizzazione la prossima volta che verrò da queste parti.
martedì 6 dicembre 2022
Jack the Ripper Tour - 5 dicembre 2022
mercoledì 9 novembre 2022
La teoria George Chapman
George Chapman, nato in polonia con il nome Seweryn Antonowicz Kłosowski, è uno dei più noti sospettati degli omicidi attribuiti a Jack lo Squartatore. Nato a Nagornik nel 1865, figlio di un carpentiere, si trasferì nel Regno Unito con ogni probabilità nel 1887; da una ricevuta di spese mediche rinvenuta dallo storico Philip Sugden si evince che nel febbraio del 1887 si trovava ancora in Polonia ma verso la fine dello stesso anno (o all'inizio del seguente) lavorava già a Londra come barbiere. Kłosowski assunse il nome anglofono con cui è conosciuto nel 1889 dopo essere andato a vivere con una donna chiamata Annie Chapman, che ovviamente è solo omonima della più celebre vittima dello Squartatore, di cui assunse il cognome.
Chapman era senza dubbio un serial killer, perché tra il 1897 e il 1902 uccise con il veleno tre donne che vivevano con lui e che spacciava per sue mogli, anche se l'unica moglie con cui contrasse un matrimonio legale era rimasta in Polonia e nonostante si fosse sposato anche in Inghilterra, senza prima sciogliere il legame matrimoniale in Polonia, con una donna di nome Lucie Badewski (alle volte scritto come Lucy Badewski). L'avvelenamento non era l'unico crimine di cui Chapman si era macchiato, era infatti violento con le donne che vivevano con lui che picchiava ripetutamente.
L'uomo fu arrestato nel nel 1902 da George Godley, che ebbe un ruolo di rilievo anche nelle indagini su Jack lo Squartatore, nell'ambito delle indagini sulla morte della sua ultima moglie. Dopo l'arresto furono riesumati i cadaveri delle due donne uccise precedentemente e dalle analisi emerse che tutte e tre furono uccise per avvelenamento. Ciò nonostante la condanna all'impiccagione, che la giuria emise in undici minuti, fu emessa solo per l'omicidio della terza moglie. Chapman e fu quindi impiccato nel 1903. Secondo quanto scritto da Philip Sugden nel suo volume The Complete History of Jack the Ripper, il detective Frederick Abberline riteneva che Chapman fosse in realtà Jack lo Squartatore e avrebbe detto a Godley You've got Jack the Ripper at last! (Hai catturato Jack lo Squartatore alla fine!). Abberline inoltre confermò la propria teoria, facendo esplicitamente il nome di George Chapman in due interviste rilasciate al Pall Mall Gazette nel 1903.
Secondo Sugden, Chapman sarebbe il sospettato più probabile per la sua indole violenta e per i sospetti di Abberline, tuttavia lo stesso autore riconosce che la certezza è ben lontana. Pur prendendo per buona l'attribuzione che Sugden fa di quanto Abberline avrebbe detto a Godley, l'identificazione di George Chapman con Jack lo Squartatore presenta molti problemi. Anzitutto è altamente improbabile che un serial killer cambi il proprio modus operandi passando da attacchi brutali con arma da taglio al veleno; se è vero che i serial killer possono cambiare la propria modalità di azione, basti pensare a Richard Cottingham o Zodiac, nessun omicida seriale ha mai compiuto un cambio così radicale. Nel suo libro The Cases That Haunt Us l'ex agente speciale dell'FBI John Douglas è lapidario nel commentare It just doesn't happen that way in real life (semplicemente non succede così nella vita reale). In secondo luogo Jack lo Squartatore era con ogni probabilità un uomo che aveva difficoltà nel rapporti sessuali. Scrisse lo stesso John Douglas nel suo profilo dell'assassino:
Non è abile nell'incontrare persone a livello sociale e la maggior parte delle sue esperienze eterosessuali sarebbero con prostitute.e questa descrizione non combacia con quella di un uomo che ha avuto almeno sei donne di cui si abbia notizia da due delle quali, Annie Chapman e Lucie Badewski, ebbe anche dei figli. Un aspetto intrigante della candidatura di George Chapman come responsabile dei delitti di Whitechapel è che nel 1891 George e Lucie di trasferirono a Jersey City, nel New Jersey, dopo la morte del loro figlio avvenuta nel marzo dello stesso anno e che che il 24 aprile dello stesso anno la prostituta Carrie Brown fu uccisa nella città americana con modalità simili a quelle delle vittime di Jack lo Squartatore. Tuttavia, come ricostruito nel volume Ripper Notes: America Looks at Jack the Ripper del 2004, da un censimento risulta che il 5 aprile Chapman e la moglie vivevano ancora a Whitechapel, il che rende l'intero incastro di date molto improbabile.
Non sapremo purtroppo mai perché Abberline considerasse George Chapman il responsabile dei cinque omicidi avvenuti a Whitechapel nell'autunno del 1888, e sarebbe molto interessante saperlo perché in base a quanto oggi sappiamo è veramente improbabile che Chapman fosse Jack lo Squartatore.
sabato 1 ottobre 2022
Cronologia della teoria Aaron Kosminski/David Cohen
Testi dell'epoca Vittoriana
Il cognome Kosminski, senza un primo nome, appare per la prima volta nel Macnaghten Memorandum, ovvero un testo scritto nel 1894 dal vicecommissario della polizia metropolitana di Londra Melville Macnaghten e pubblicato dalla figlia nel 1959. Il testo era stato scritto in risposta a un articolo del Sun che indicava come possibile sospetto degli omicidi di Whitechapel Thomas Cutbush, il quale era stato arrestato nel 1891 per aver aggredito con un coltello due giovani donne ma che non era mai stato considerato un sospettato dalla polizia.
Macnaghten nel suo documento elencò tre sospettati tra cui Kosminski, di cui scrisse quanto segue:
Kosminski, un ebreo polacco, residente a Whitechapel. Quest'uomo impazzì a causa di troppi anni di vizi solitari. Serbava un grande odio per le donne, specialmente le prostitute e aveva forti tendenze omicide: fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico attorno al marzo del 1889. Ci furono molte circostanze a riguardo di quest'uomo che lo resero un forte "sospettato"
Gli altri due sospettati elencati da Macnaghten erano Montague John Druitt e Michael Ostrog, verso i quali però gli indizi sono molto deboli. Nel 1910 il vicecapo della Metropolitan Police di Londra Robert Anderson pubblicò la propria autobiografia intitolata The Lighter Side of My Official Life nella quale scrisse relativamente alle indagini su Jack lo Squartatore:
E il risultato provò che la nostra diagnosi era giusta sotto ogni punto. Posso dire che gli “omicidi irrisolti” sono rari a Londra, e i crimini di “Jack lo Squartatore” non ricadono in questa categoria. E se la polizia qui avesse gli stessi poteri che ha la polizia francese, l’assassino sarebbe stato consegnato alla giustizia. [omissis] Nel dire che era un ebreo polacco sto semplicemente asserendo un fatto accertato. E le mia parole vogliono specificare una razza, non una religione. Perché farebbe infuriare qualunque sentimento religioso parlare della religione di una creatura ripugnante i cui vizi completamente innominabili lo hanno ridotto a un livello inferiore a quello dei bruti.
Dal testo di Anderson si evince quindi che, secondo i suoi ricordi, la polizia sapeva con certezza chi fosse l'assassino e dalla descrizione emerge che l'unico dei tre citati da Macnaghten che potesse combaciare con quanto riportato da Anderson era proprio Kosminki.
Negli anni 80 dello scorso secolo, quindi circa un secolo dopo gli omicidi di Whitechapel, emerse un altro documento fondamentale risalente all'epoca degli omicidi, una nota manoscritta a matita dall'ispettore capo Donald Swanson su una copia dell'autobiografia di Anderson in cui annotava:
...perché il sospettato era pure un ebreo [omissis] ...dopo che il sospettato è stato identificato alla Seaside Home dove è stato mandato da noi con difficoltà per l'identificazione, e lui sapeva di essere stato identificato. Al suo ritorno nella casa del fratello a Whitechapel veniva tenuto sotto osservazione dalla polizia giorno e notte. In breve tempo il sospettato, con le mani legate dietro la schiena, fu mandato alla Stepney Workhouse e dopo al Colney Hatch e morì poco dopo - Kosmisnki era il sospettato - DDS
confermando così che il sospettato di Anderson combaciava con il Kosminski di Macnaghten.
Le ricerche di Martin Fido negli anni 80
Fino agli anni 80 del ventesimo secolo di Kosminski era noto solo il cognome. L'autore e insegnante universitario Martin Fido cercò quindi negli archivi degli istituti psichiatrici nel tentativo di attribuire un nome al misterioso sospettato per la stesura del libro The Crimes, Detection and Death of Jack the Ripper. Fido non trovò nessuno con quel cognome, ma trovò negli archivi il nome di David Cohen che corrispondeva in parte alla descrizione di Anderson: l'uomo era un sarto di ventitré anni che era stato arrestato il 7 dicembre 1888 (poco dopo l'omicidio di Mary Jane Kelly) ed era morto nel 1889 durante la detenzione. Il problema era ovviamente che Cohen e Kosminski sono nomi completamente diversi.
L'autore continuò la propria ricerca e trovo il nome di un tale Nathan Kaminsky che era stato ricoverato in quanto malato di sifilide (aspetto che indicava la frequentazione di prostitute) nel marzo del 1888 e di cui si sono poi perse le tracce. Fido ipotizzò che David Cohen e Kaminsky fossero la stessa persona in base a un probabile errore di trascrizione, il personale incaricato di trascrivere il nome potrebbe aver capito Cohen invece di Kamin. In seguito Fido ipotizzo che David Cohen fosse un nome generico attribuito a chiunque avesse un nome troppo difficile per l'incaricato da trascrivere: una sorta di John Doe dell'epoca Vittoriana. Nella sua prima teoria, insomma, Fido ipotizzò che i funzionari dell'epoca confusero Kaminiski con Cohen e che Macnaghten scrisse per errore Kosminski anziché Kaminisky.
Dopo la pubblicazione del libro Fido proseguì le proprie ricerche estendendole ai registri fino al 1892 e trovò il nome di Aaron Kosminski che era stato rinchiuso nel Colney Hatch Lunatic Asylum, lo stesso di David Cohen e lo stesso menzionato nella nota di Swanson, nel febbraio del 1891. Kosmninski, stando alla data della propria reclusione, potrebbe quindi anche essere l'assassino di Alice McKenzie.
Non furono trovati altri detenuti con il cognome Kosminski e questo lascia pensare che Aaron fosse proprio il sospettato di cui scrisse Macnaghten, anche se esistono almeno tre problemi. Il primo è che Macnaghten scrisse che Kosminski fu rinchiuso in un manicomio nel 1889, mentre Aaron Kosminski fu rinchiuso due anni dopo; la causa della discrepanza può in questo caso essere un banale errore. In secondo luogo Aaron Kosminski non manifestò comportamenti violenti durante la sua detenzione, cosa che non combacerebbe con il profilo di un serial killer. Il terzo, e più importante, problema fu che Aaron Kosminski morì nel 1919 e quindi non combacia con il fatto che Swanson avesse scritto che il sospettato di Anderson era morto poco dopo essere stato rinchiuso; anche in questo caso può trattarsi di un errore.
A parte ciò, Aaron Kosminski corrisponde in gran parte a quanto scritto da Swanson per quanto riguarda la stazione di polizia in cui fu arrestato e gli ospedali in cui venne ricoverato. Inoltre corrisponde anche alle poche informazioni scritte da Macnagthen in quanto si trattava di un ebreo polacco, residente a Whitechapel e dedito a vizi solitari.
Negli stessi anni emerse dal registro di un tribunale, il Thames Police Court, un'accusa nel confronti di Aaron Davis Cohen, sarto di professione, che con ogni probabilità è la stessa persona indicata nei registri del Colney Hatch come David Cohen, escludendo con buona certezza che David Cohen e Nathan Kaminsky fossero la stessa persona.
Studi moderni
Nei decenni recenti i ripperologi si sono dedicati a ricostruire la vista di Aaron Kosminski con crescente attenzione, trattandosi di uno tra i più importanti sospettati per gli omicidi di Whitechapel. Tra i lavori recenti che hanno approfondito la figura di Kosminski si distinguono Jack the Ripper and the Case for Scotland Yard's Prime Suspect scritto nel 2011 dall'autore americano Robert House e The Whitechapel Murders of 1888: Another Dead End? di John Malcolm del 2019.
In un articolo del 2012 intitolato Rethinking Cohen and Kosminski pubblicato sul numero 129 della rivista online Ripperologist, Martin Fido ammette la possibilità che Aaron Kosminski, e non David Cohen, possa essere il sospettato di Anderson e Swanson, ritenendo però che se così fosse la polizia non aveva individuato lo Squartatore ma solo l'assassino di Elizabeth Stride, che non combacerebbe con il serial killer che ha ucciso le altre quattro.
martedì 8 febbraio 2022
La morte di Rose Mylett
Nella notte tra il 19 e il 20 dicembre del 1888, poco più di un mese dopo l'omicidio di Mary Jane Kelly, la prostituta Rose Mylett, nata nel 1859 con il nome di Catherine Millett o Mellett, fu trovata morta in Clarke's Yard, tra i numeri 184 e 186 di Poplar High Street nell'East End di Londra. Alle 19:55 del 19 dicembre, la donna fu vista da un infermiere notturno che lavorava presso il Poplar Union Infirmary di nome Charles Ptolomey proprio nella zona dove sarebbe stata trovata cadavere qualche ora dopo insieme a due marinai; Ptolomey la sentì dire "No, no no!" varie volte ai due uomini.
Varie ore dopo, tra l'1:45 e le 2:30 della notte, Alice Graves, una prostituta che conosceva Rose, la vide passare davanti al George pub, su Commercial Street, in compagnia di due uomini, non è noto se siano gli stessi con cui era poco prima delle 20 o altre persone. Alice riportò che Rose sembrava ubriaca e che faceva fatica a camminare, al contrario dei due uomini dei quali non era sicura se fossero in stato di ebbrezza come Rose. Da allora nessuno vide più Rose Mylett viva e alle 4:15 due poliziotti, il sergente Robert Golding e l'agente Barrett, la trovarono stesa a terra a circa trenta centimetri dal muro, appoggiata sul fianco sinistro con la guancia contro il pavimento, morta. Sulla scena intervenne il medico legale George James Harris che dichiarò la donna deceduta e autorizzò la rimozione del cadavere. All'obitorio il corpo venne esaminato dal dottor Curtain T. Chivers che rilevò dei segni sul collo che facevano supporre che Rose fosse morta per strangolamento. I medici legali Brownfield e Harris condussero l'autopsia il giorno seguente e confermarono che la causa della morte era con ogni probabilità lo strangolamento.
I due medici sostennero che Rose Mylett era stata uccisa intenzionalmente con una corda non più di quarantacinque minuti prima di essere rinvenuta cadavere e che, contrariamente alla testimonianza di Alice Graves, non aveva assunto alcol nelle ore precedenti il decesso. Questa conclusione colse di sorpresa la polizia, che invece riteneva che Rose Mylett fosse morta per cause naturali, restando incastrata con il collare del proprio vestito in qualche oggetto e finendo per strangolarsi da sola. Del resto, sostenne la polizia, non c'erano sulla scena segni di lotta, il corpo stesso non ne riportava, la donna non aveva la lingua protrusa come nei casi di omicidio per strangolamento, e nessuno nella zona aveva udito urla o rumori.
Anche i medici legali che visitarono il cadavere giunsero a conclusioni contrastanti. Il coroner che condusse l'inchiesta, Wynne Baxter, concordava con il fatto che si trattasse di omicidio, mentre il celebre dottor Bond, che esaminò il corpo su richiesta dell'assistente commissario Robert Anderson, concluse che si era trattato di un incidente. Ciò che creò più problemi alla polizia fu non solo che il caso venisse trattato come un omicidio, ma che la stampa ipotizzasse che Rose Mylett fosse una vittima di Jack lo Squartatore per il solo fatto che l'omicidio era avvenuto quando il terrore del serial killer di Whitechapel era ancora vivo nella memoria delle popolazione e che anche lo Squartatore strangolava le proprie vittime prime di mutilarle. Ovviamente i parallelismi finiscono qua e sono molto deboli.
La giuria diede ragione ai medici legali, emettendo un giudizio di omicidio contro ignoti. Anderson, al contrario, scrisse nelle sue memorie che se non fosse stato per i recenti fatti dell'East End nessuno avrebbe ipotizzato che si trattasse di omicidio.
L'unica cosa ad oggi certa è che la morte di Rose Mylett non ha nulla a che fare con Jack lo Squartatore. Come la donna sia morta resta un mistero dopo oltre centrotrent'anni.
Fonti:
Varie ore dopo, tra l'1:45 e le 2:30 della notte, Alice Graves, una prostituta che conosceva Rose, la vide passare davanti al George pub, su Commercial Street, in compagnia di due uomini, non è noto se siano gli stessi con cui era poco prima delle 20 o altre persone. Alice riportò che Rose sembrava ubriaca e che faceva fatica a camminare, al contrario dei due uomini dei quali non era sicura se fossero in stato di ebbrezza come Rose. Da allora nessuno vide più Rose Mylett viva e alle 4:15 due poliziotti, il sergente Robert Golding e l'agente Barrett, la trovarono stesa a terra a circa trenta centimetri dal muro, appoggiata sul fianco sinistro con la guancia contro il pavimento, morta. Sulla scena intervenne il medico legale George James Harris che dichiarò la donna deceduta e autorizzò la rimozione del cadavere. All'obitorio il corpo venne esaminato dal dottor Curtain T. Chivers che rilevò dei segni sul collo che facevano supporre che Rose fosse morta per strangolamento. I medici legali Brownfield e Harris condussero l'autopsia il giorno seguente e confermarono che la causa della morte era con ogni probabilità lo strangolamento.
I due medici sostennero che Rose Mylett era stata uccisa intenzionalmente con una corda non più di quarantacinque minuti prima di essere rinvenuta cadavere e che, contrariamente alla testimonianza di Alice Graves, non aveva assunto alcol nelle ore precedenti il decesso. Questa conclusione colse di sorpresa la polizia, che invece riteneva che Rose Mylett fosse morta per cause naturali, restando incastrata con il collare del proprio vestito in qualche oggetto e finendo per strangolarsi da sola. Del resto, sostenne la polizia, non c'erano sulla scena segni di lotta, il corpo stesso non ne riportava, la donna non aveva la lingua protrusa come nei casi di omicidio per strangolamento, e nessuno nella zona aveva udito urla o rumori.
Anche i medici legali che visitarono il cadavere giunsero a conclusioni contrastanti. Il coroner che condusse l'inchiesta, Wynne Baxter, concordava con il fatto che si trattasse di omicidio, mentre il celebre dottor Bond, che esaminò il corpo su richiesta dell'assistente commissario Robert Anderson, concluse che si era trattato di un incidente. Ciò che creò più problemi alla polizia fu non solo che il caso venisse trattato come un omicidio, ma che la stampa ipotizzasse che Rose Mylett fosse una vittima di Jack lo Squartatore per il solo fatto che l'omicidio era avvenuto quando il terrore del serial killer di Whitechapel era ancora vivo nella memoria delle popolazione e che anche lo Squartatore strangolava le proprie vittime prime di mutilarle. Ovviamente i parallelismi finiscono qua e sono molto deboli.
La giuria diede ragione ai medici legali, emettendo un giudizio di omicidio contro ignoti. Anderson, al contrario, scrisse nelle sue memorie che se non fosse stato per i recenti fatti dell'East End nessuno avrebbe ipotizzato che si trattasse di omicidio.
L'unica cosa ad oggi certa è che la morte di Rose Mylett non ha nulla a che fare con Jack lo Squartatore. Come la donna sia morta resta un mistero dopo oltre centrotrent'anni.
Fonti:
- "The Ultimate Jack the Ripper Sourcebook" di Evans Skinner e Stewart P. Evans
- "Jack the Ripper - the Facts" di Paul Begg
- "Jack the Ripper - the Forgotten Victims" di Paul Begg e Paul Bennett
- Casebook
mercoledì 5 gennaio 2022
Jack the Ripper and the Case for Scotland Yard's Prime Suspect di Robert House
Nel 2011 l'autore americano Robert House ha pubblicato il volume Jack the Ripper and the Case for Scotland Yard's Prime Suspect in cui esamina la figura di Aaron Kosminski come possibile colpevole degli omicidi attribuiti a Jack lo Squartatore. L'autore per compiere i suoi studi ha viaggiato tra Londra e la Polonia dove si è recato per visitare Kłodawa, la città di origine di Kosminski. Il suo studio parte del contesto sociale da cui è originaria la famiglia di Aaron per poi passare a narrare con rigore e razionalità i fatti di base degli omicidi di Whitechapel; nella seconda parte del libro l'autore spiega l'esito delle sue ricerche e mostra perché Kosminski è un valido candidato ad essere indentificato come colpevole.
House spiega come con ogni probabilità Robert Anderson ritenesse che Kosminski fosse lo Squartatore da quanto si evince dalla sua autobiografia The Lighter Side of My Official Life. Kosminski è anche uno dei tre sospettati menzionati dal memorandum di Melville Macnaghten, testo scritto dal vicecommissario della polizia metropolitana di Londra in risposta a un articolo del Sun, e anche dalle note dell'ispettore capo Donald Swanson scritte sulla propria copia del libro di Anderson e note come Swanson marginalia. L'autore sottolinea anche alcuni dettagli cruciali, come che nel marzo del 1889 la polizia diminuì i propri sforzi nella ricerca dell'assassino e che nello stesso periodo, secondo il testo di Macnaghten, Kosmisnki fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico, o che Goulston Street, dove fu rinvenuto il brandello di grembiule di Catherine Eddowes vicino al famigerato graffito, è sul percorso che Kosmisnki avrebbe potuto percorrere per andare a casa, a Greenfield Road, dal luogo dell'ultimo omicidio evitando le zone più affollate e presidiate dalla polizia della zona.
Nell'ultima parte del proprio volume House, che si è avvalso della collaborazione del profiler dell'FBI Roy Hazelwood che ha anche scritto la prefazione, nota come Kosmisnki corrisponda ai profili moderni dello Squartatore, sia quelli comportamentali sia quelli geografici, e che chi lo esclude dai possibili colpevoli lo fa perché il barbiere polacco non corrisponde ai luoghi comuni che vorrebbero Jack lo Squartatore un genio del male, imponente e spaventoso, come appare nei media a lui dedicati.
Robert House conclude il proprio libro specificando che non è possibile asserire con certezza che Aaron Kosminski sia l'assassino di Whitechapel e probabilmente il caso non sarà mai chiuso, tuttavia resta il candidato più probabile. Quello di Robert House risulta quindi uno dei migliori suspect book mai scritti sul caso di Jack lo Squartatore, una ricerca rigorosa che analizza con distacco i motivi per cui il più plausibile colpevole è considerato tale.
House spiega come con ogni probabilità Robert Anderson ritenesse che Kosminski fosse lo Squartatore da quanto si evince dalla sua autobiografia The Lighter Side of My Official Life. Kosminski è anche uno dei tre sospettati menzionati dal memorandum di Melville Macnaghten, testo scritto dal vicecommissario della polizia metropolitana di Londra in risposta a un articolo del Sun, e anche dalle note dell'ispettore capo Donald Swanson scritte sulla propria copia del libro di Anderson e note come Swanson marginalia. L'autore sottolinea anche alcuni dettagli cruciali, come che nel marzo del 1889 la polizia diminuì i propri sforzi nella ricerca dell'assassino e che nello stesso periodo, secondo il testo di Macnaghten, Kosmisnki fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico, o che Goulston Street, dove fu rinvenuto il brandello di grembiule di Catherine Eddowes vicino al famigerato graffito, è sul percorso che Kosmisnki avrebbe potuto percorrere per andare a casa, a Greenfield Road, dal luogo dell'ultimo omicidio evitando le zone più affollate e presidiate dalla polizia della zona.
Nell'ultima parte del proprio volume House, che si è avvalso della collaborazione del profiler dell'FBI Roy Hazelwood che ha anche scritto la prefazione, nota come Kosmisnki corrisponda ai profili moderni dello Squartatore, sia quelli comportamentali sia quelli geografici, e che chi lo esclude dai possibili colpevoli lo fa perché il barbiere polacco non corrisponde ai luoghi comuni che vorrebbero Jack lo Squartatore un genio del male, imponente e spaventoso, come appare nei media a lui dedicati.
Robert House conclude il proprio libro specificando che non è possibile asserire con certezza che Aaron Kosminski sia l'assassino di Whitechapel e probabilmente il caso non sarà mai chiuso, tuttavia resta il candidato più probabile. Quello di Robert House risulta quindi uno dei migliori suspect book mai scritti sul caso di Jack lo Squartatore, una ricerca rigorosa che analizza con distacco i motivi per cui il più plausibile colpevole è considerato tale.
sabato 17 luglio 2021
From Hell: just a boring and absurd movie
The original Italian version is available here.
2001's From Hell, directed by Albert and Allen Hughes, is the most famous movie on the murders of the Whitechapel serial killer. The film, based on the graphic novel with the same name by Alan Moore and Eddie Campbell, boasts a high-level cast that includes Johnny Depp and Heather Graham, but despite the presence of prominent actors and the high budget, the movie fails in virtually all respects.
The theory proposed by the film about the identity of the killer is the the royal conspiracy one, which, as explained in the past, just makes no sense and has no realism. But aside from the absurd path the narration takes, the film doesn't work from a cinematic point of view either. If the intent was to make a distressing and claustrophobic film in which a single investigator uncovers a government conspiracy, the goal has been missed and by far. The film is in fact in large parts slow and boring and adds long unnecessary fragments to its plot: for example an unlikely love story between Inspector Abberline and Mary Kelly or a visit of the two to an art gallery.
The film also adds other laughable nonsense such as the fact that Abberline was addicted to opium and had visions of the murders (practically merging Abberline and Robert Lees into one person). On the contrary From Hell overlooks many important details, such as the actual investigations and the real suspects that the police sifted through at the time, and other aspects such as the letters or the kidney received from George Lusk are treated with astonishing superficiality.
From Hell is therefore a wasted opportunity: instead of making a good film about the Ripper's exploits, the Hughes brothers packaged a shoddy and ridiculous product. However, the Italian translators even managed to make an already poor product worse, by translating the title as The True Story of Jack the Ripper - From Hell, when there's obviously nothing real in this film.
If this is the best that the cinema of the new millennium can create about Jack the Ripper, perhaps it is better to abandon the intent and make no more films on the subject. Because we definitely didn't need something so kitsch.
2001's From Hell, directed by Albert and Allen Hughes, is the most famous movie on the murders of the Whitechapel serial killer. The film, based on the graphic novel with the same name by Alan Moore and Eddie Campbell, boasts a high-level cast that includes Johnny Depp and Heather Graham, but despite the presence of prominent actors and the high budget, the movie fails in virtually all respects.
The theory proposed by the film about the identity of the killer is the the royal conspiracy one, which, as explained in the past, just makes no sense and has no realism. But aside from the absurd path the narration takes, the film doesn't work from a cinematic point of view either. If the intent was to make a distressing and claustrophobic film in which a single investigator uncovers a government conspiracy, the goal has been missed and by far. The film is in fact in large parts slow and boring and adds long unnecessary fragments to its plot: for example an unlikely love story between Inspector Abberline and Mary Kelly or a visit of the two to an art gallery.
The film also adds other laughable nonsense such as the fact that Abberline was addicted to opium and had visions of the murders (practically merging Abberline and Robert Lees into one person). On the contrary From Hell overlooks many important details, such as the actual investigations and the real suspects that the police sifted through at the time, and other aspects such as the letters or the kidney received from George Lusk are treated with astonishing superficiality.
From Hell is therefore a wasted opportunity: instead of making a good film about the Ripper's exploits, the Hughes brothers packaged a shoddy and ridiculous product. However, the Italian translators even managed to make an already poor product worse, by translating the title as The True Story of Jack the Ripper - From Hell, when there's obviously nothing real in this film.
If this is the best that the cinema of the new millennium can create about Jack the Ripper, perhaps it is better to abandon the intent and make no more films on the subject. Because we definitely didn't need something so kitsch.
From Hell: noia e assurdità per un film scadente
Una traduzione in inglese è disponibile qui.
From Hell del 2001, diretto dai fratelli Albert e Allen Hughes, è il più celebre lungometraggio sugli omicidi del serial killer di Whitechapel. Il film, basato sulla graphic novel omonima di Alan Moore ed Eddie Campbell, vanta un cast di alto livello tra cui spiccano Johnny Depp e Heather Graham, ma nonostante la presenza di attori di rilievo e l'alto budget, il film fallisce sotto praticamente tutti i punti di vista.
La teoria proposta dal film sull'identità dell'assassino è quella del complotto reale, che, come spiegato in passato, non ha alcun senso né alcun realismo. Ma a parte la strada assurda che prende la narrazione, il film non funziona neanche dal punto di vista cinematografico. Se l'intento era quello di realizzare un film angosciante e claustrofobico in cui un investigatore scopre un complotto governativo agendo da solo, l'obiettivo è mancato e di molto. Il film è in fatti in ampi tratti lento e noioso e aggiunge alla propria trama lunghi frammenti inutili: ad esempio un'improbabile storia d'amore tra l'ispettore Abberline e Mary Kelly o una visita dei due a una galleria d'arte.
Il film inoltre aggiunge altre sciocchezze davvero risibili come il fatto che Abberline dipendesse dall'oppio e avesse delle visioni degli omicidi (praticamente fondendo in un'unica persona Abberline e Robert Lees). Al contrario From Hell trascura molti dettagli importanti, come le vere indagini e i veri sospettati che la polizia vagliò al tempo, e altri aspetti come le lettere o il rene ricevuto da George Lusk sono trattati con una superficialità sbalorditiva.
From Hell è quindi un'occasione completamente sprecata: invece di cogliere l'opportunità per realizzare un buon film sulle gesta dello Squartatore, i fratelli Hughes hanno confezionato un prodotto scadente e ridicolo. I traduttori italiani sono riusciti comunque a peggiorare un lavoro già povero, traducendo il titolo come La vera storia di Jack lo squartatore - From Hell, quando il realtà è ovvio che di vero in questo film non c'è proprio nulla.
Se questo è il meglio che il cinema del nuovo millennio riesce a creare su Jack lo Squartatore, forse è meglio abbandonare l'intento e non realizzare più film sull'argomento. Perché di una baracconata come From Hell proprio non si sentiva il bisogno.
From Hell del 2001, diretto dai fratelli Albert e Allen Hughes, è il più celebre lungometraggio sugli omicidi del serial killer di Whitechapel. Il film, basato sulla graphic novel omonima di Alan Moore ed Eddie Campbell, vanta un cast di alto livello tra cui spiccano Johnny Depp e Heather Graham, ma nonostante la presenza di attori di rilievo e l'alto budget, il film fallisce sotto praticamente tutti i punti di vista.
La teoria proposta dal film sull'identità dell'assassino è quella del complotto reale, che, come spiegato in passato, non ha alcun senso né alcun realismo. Ma a parte la strada assurda che prende la narrazione, il film non funziona neanche dal punto di vista cinematografico. Se l'intento era quello di realizzare un film angosciante e claustrofobico in cui un investigatore scopre un complotto governativo agendo da solo, l'obiettivo è mancato e di molto. Il film è in fatti in ampi tratti lento e noioso e aggiunge alla propria trama lunghi frammenti inutili: ad esempio un'improbabile storia d'amore tra l'ispettore Abberline e Mary Kelly o una visita dei due a una galleria d'arte.
Il film inoltre aggiunge altre sciocchezze davvero risibili come il fatto che Abberline dipendesse dall'oppio e avesse delle visioni degli omicidi (praticamente fondendo in un'unica persona Abberline e Robert Lees). Al contrario From Hell trascura molti dettagli importanti, come le vere indagini e i veri sospettati che la polizia vagliò al tempo, e altri aspetti come le lettere o il rene ricevuto da George Lusk sono trattati con una superficialità sbalorditiva.
From Hell è quindi un'occasione completamente sprecata: invece di cogliere l'opportunità per realizzare un buon film sulle gesta dello Squartatore, i fratelli Hughes hanno confezionato un prodotto scadente e ridicolo. I traduttori italiani sono riusciti comunque a peggiorare un lavoro già povero, traducendo il titolo come La vera storia di Jack lo squartatore - From Hell, quando il realtà è ovvio che di vero in questo film non c'è proprio nulla.
Se questo è il meglio che il cinema del nuovo millennio riesce a creare su Jack lo Squartatore, forse è meglio abbandonare l'intento e non realizzare più film sull'argomento. Perché di una baracconata come From Hell proprio non si sentiva il bisogno.
mercoledì 17 marzo 2021
I quattro finali della serie televisiva Jack the Ripper del 1988
Una delle più famose trasposizioni filmiche degli omicidi di Whitechapel è la serie televisiva Jack the Ripper del 1988 che vede Michael Caine nel ruolo dell'ispettore Frederick Abberline. La serie, trasmessa in Italia con il titolo di La Vera Storia di Jack lo Squartatore, è godibile dal punto di vista cinematografico, ma si prende molte libertà dal punto di vista narrativo alcune delle quali sono molto ingenue, come il rilievo che viene dato all'attore Richard Mansfield come possibile sospettato solo per la sua capacità di trasformarsi sul palco (in base a questo ragionamento, qualunque attore al mondo sarebbe un potenziale serial killer).
Della serie sono stati girati quattro finali con quattro differenti colpevoli, almeno questo è ciò che sostiene la stampa anche se i tre che non sono finiti nel montaggio definitivo non sono mai emersi in più di trent'anni, il che fa pensare che in realtà non esistano. In ogni caso i quattro finali sono stati riportati nella novelization della serie scritta da Mark Daniel. Oltre a William Gull, che è lo Squartatore nella serie TV, gli altri tre presunti colpevoli sono l'attivista George Lusk, l'ispettore John Spratling e il principe Alberto, nipote della Regina Vittoria. Il primo adduce come propria motivazione il voler creare scompiglio sociale e far cadere l'oligarchia. Il secondo è mosso da odio verso le prostitute sulla base di motivazioni religiose. Il terzo odia le prostitute in quanto sostiene di stare morendo per colpa loro, evidentemente sottintendendo di aver contratto una malattia venerea. Nessuno dei tre risponde alle domande più ovvie che scaturirebbero da motivazioni tanto strampalate, ovvero perché abbiano deciso di colpire proprio a Whitechapel e in un arco temporale così lungo.
I tre finali alternativi non sono quindi meno risibili di quello scelto dagli autori. George Lusk è forse un candidato meno assurdo degli altri due, ma anche se nella serie TV viene ritratto come un violento marxista nella realtà era invece un uomo pacifico.
Gli altri finali, quindi, non avrebbero salvato la serie da un epilogo che in parte la rovina. Purtroppo resta una buona opera artistica, ma nulla di più.
Della serie sono stati girati quattro finali con quattro differenti colpevoli, almeno questo è ciò che sostiene la stampa anche se i tre che non sono finiti nel montaggio definitivo non sono mai emersi in più di trent'anni, il che fa pensare che in realtà non esistano. In ogni caso i quattro finali sono stati riportati nella novelization della serie scritta da Mark Daniel. Oltre a William Gull, che è lo Squartatore nella serie TV, gli altri tre presunti colpevoli sono l'attivista George Lusk, l'ispettore John Spratling e il principe Alberto, nipote della Regina Vittoria. Il primo adduce come propria motivazione il voler creare scompiglio sociale e far cadere l'oligarchia. Il secondo è mosso da odio verso le prostitute sulla base di motivazioni religiose. Il terzo odia le prostitute in quanto sostiene di stare morendo per colpa loro, evidentemente sottintendendo di aver contratto una malattia venerea. Nessuno dei tre risponde alle domande più ovvie che scaturirebbero da motivazioni tanto strampalate, ovvero perché abbiano deciso di colpire proprio a Whitechapel e in un arco temporale così lungo.
I tre finali alternativi non sono quindi meno risibili di quello scelto dagli autori. George Lusk è forse un candidato meno assurdo degli altri due, ma anche se nella serie TV viene ritratto come un violento marxista nella realtà era invece un uomo pacifico.
Gli altri finali, quindi, non avrebbero salvato la serie da un epilogo che in parte la rovina. Purtroppo resta una buona opera artistica, ma nulla di più.
giovedì 11 febbraio 2021
American Ripper: the History TV series
Note: This is a review and not a debunking. The assertions by the television series about H.H. Holmes have not been verified and are therefore taken for granted.
In 2017, the History television channel aired the eight-episode series American Ripper starring former CIA agent Amaryllis Fox and former lawyer Jeff Mudget who attempt to verify if the American serial killer H.H. Holmes and Jack the Ripper might be the same person. The real name of H.H. Holmes was Herman Webster Mudgett and is in fact Jeff's great-great-grandfather.
The series is undoubtedly well done from a narrative point of view, the two travel between London and the United States and meet many important personalities such as the famous ripperologists Paul Begg and Donald Rumbelow, but despite this the arguments of the two investigators are incredibly weak and are based on an stunning number of conjectures. To support their theory, the two must in fact force themselves into believing that there are traces of the fact that Holmes traveled to the United Kingdom at the time of the Jack the Ripper murders because after the murder of Mary Jane Kelly there were passengers named "H. Holmes" or "Alex Gordon" (one of Holmes's pseudonyms) on a ship from London to New York. The clue, so to speak, is obviously laughable, since they are very common names.
Furthermore, the two to support their hypothesis must endorse the assumption that the letters sent to the press and the police signed Jack the Ripper were sent by the real killer, while today everyone agrees that they were fakes. The worst is reached in the last episode, when Mudgett and Amaryllis Fox take the bait of one of the most popular Jack the Ripper hoaxes, the one according to which there is an existing photo of Elizabeth Stride alive, although today it is widely known that the picture shows another woman.
The series ends with a stalemate at which the authors themselves admit that it is not possible to prove that Holmes and the Ripper are the same person, but they add that it cannot even be concluded that they were not, as if the two statements were equivalent. Nevertheless, Mudgett does not give up and on the credits he says he does not want to abandon his theory and wants to continue investigating it.
In reality the only thing that emerges from the series is that the juxtaposition between the two serial killers is very far-fetched: the two have different modus operandi, the victims are different, and while Holmes often devised ingenious methods to hide the corpses, Jack the Ripper he left them on the street where anyone could see them.
Amaryllis Fox and Jeff Mudgett touch a huge number of topics in their investigative effort, but fail to answer the most obvious questions: like why H.H. Holmes should have chosen Whitechapel to carry out murders outside his own country, how he knew the area so well and why they decided to compare his deeds with those of Jack the Ripper and not with those of any other serial killer of that era. Until then, the only mystery that connects H.H Holmes and Jack the Ripper is how two people who should be critical and familiar with investigations can believe such a weird theory.
In 2017, the History television channel aired the eight-episode series American Ripper starring former CIA agent Amaryllis Fox and former lawyer Jeff Mudget who attempt to verify if the American serial killer H.H. Holmes and Jack the Ripper might be the same person. The real name of H.H. Holmes was Herman Webster Mudgett and is in fact Jeff's great-great-grandfather.
The series is undoubtedly well done from a narrative point of view, the two travel between London and the United States and meet many important personalities such as the famous ripperologists Paul Begg and Donald Rumbelow, but despite this the arguments of the two investigators are incredibly weak and are based on an stunning number of conjectures. To support their theory, the two must in fact force themselves into believing that there are traces of the fact that Holmes traveled to the United Kingdom at the time of the Jack the Ripper murders because after the murder of Mary Jane Kelly there were passengers named "H. Holmes" or "Alex Gordon" (one of Holmes's pseudonyms) on a ship from London to New York. The clue, so to speak, is obviously laughable, since they are very common names.
Furthermore, the two to support their hypothesis must endorse the assumption that the letters sent to the press and the police signed Jack the Ripper were sent by the real killer, while today everyone agrees that they were fakes. The worst is reached in the last episode, when Mudgett and Amaryllis Fox take the bait of one of the most popular Jack the Ripper hoaxes, the one according to which there is an existing photo of Elizabeth Stride alive, although today it is widely known that the picture shows another woman.
The series ends with a stalemate at which the authors themselves admit that it is not possible to prove that Holmes and the Ripper are the same person, but they add that it cannot even be concluded that they were not, as if the two statements were equivalent. Nevertheless, Mudgett does not give up and on the credits he says he does not want to abandon his theory and wants to continue investigating it.
In reality the only thing that emerges from the series is that the juxtaposition between the two serial killers is very far-fetched: the two have different modus operandi, the victims are different, and while Holmes often devised ingenious methods to hide the corpses, Jack the Ripper he left them on the street where anyone could see them.
Amaryllis Fox and Jeff Mudgett touch a huge number of topics in their investigative effort, but fail to answer the most obvious questions: like why H.H. Holmes should have chosen Whitechapel to carry out murders outside his own country, how he knew the area so well and why they decided to compare his deeds with those of Jack the Ripper and not with those of any other serial killer of that era. Until then, the only mystery that connects H.H Holmes and Jack the Ripper is how two people who should be critical and familiar with investigations can believe such a weird theory.
American Ripper: la serie televisiva di History
Nota: questa è una recensione e non un debunking. Non sono state verificate le asserzioni della serie televisiva su H.H. Holmes e vengono pertanto prese per buone.
Nel 2017 il canale televisivo History ha trasmesso la serie in otto episodi American Ripper (tradotto in italiano come Chi è Jack lo Squartatore?) che vede come protagonisti l'ex agente della CIA Amaryllis Fox e l'ex avvocato Jeff Mudget i quali tentano di verificare se il serial killer americano H.H. Holmes e Jack lo Squartatore possano essere la stessa persona. Il vero nome di H.H. Holmes era Herman Webster Mudgett ed è infatti il trisavolo di Jeff.
La serie è indubbiamente ben realizzata dal punto di vista narrativo, i due viaggiano tra Londra e gli Stati Uniti e incontrano molte personalità di rilievo come i celebri ripperologi Paul Begg e Donald Rumbelow, ma nonostante ciò le argomentazioni dei due investigatori sono incredibilmente deboli e si basano su un numero abnorme di congetture. Per sostenere la loro teoria i due devono infatti ritenere che ci siano tracce del fatto che Holmes abbia viaggiato nel Regno Unito all'epoca degli omicidi di Jack lo Squartatore perché dopo l'omicidio di Mary Jane Kelly ci furono dei passeggeri di nome "H. Holmes" o "Alex Gordon" (uno degli pseudonimi usati da Holmes) su una nave da Londra a New York. L'indizio, per così dire, è ovviamente risibile, visto che sono nomi molto comuni.
Inoltre i due per sostenere la loro ipotesi devono avallare l'assunzione che le lettere inviate alla stampa e alla polizia firmate Jack the Ripper siano state inviate dal vero assassino, mentre oggi chiunque concorda sul fatto che fossero dei falsi. Il peggio viene raggiunto nell'ultima puntata, quando Mudgett e Amaryllis Fox abboccano a una delle più popolari bufale su Jack lo Squartatore, cioè quella secondo cui esisterebbe una foto da viva di Elizabeth Stride, anche se oggi è ampiamente noto che quella della foto mostrata è un'altra donna.
La serie si conclude con un nulla di fatto, cioè gli autori stessi ammettono che non è possibile dimostrare che Holmes e lo Squartatore siano la stessa persona, ma aggiungono non si può neanche concludere che non lo fossero, come se le due cose fossero equivalenti. Ciò nonostante Mudgett non si arrende e sui titoli di coda dice di non voler abbandonare la propria teoria e di voler continuare a investigarla.
In realtà l'unica cosa che emerge dalla serie è che l'accostamento tra i due serial killer è forzatissimo: i due hanno modus operandi diverso, le vittime sono diverse, e mentre Holmes architettava spesso metodi ingegnosi per nascondere i cadaveri, Jack lo Squartatore li lasciava per strada dove chiunque poteva vederli.
Nel loro sforzo investigativo Amaryllis Fox e Jeff Mudgett toccano un numero vastissimo di argomenti, ma omettono di rispondere alle domande più ovvie: tipo perché mai H.H. Holmes avrebbe dovuto scegliere proprio Whitechapel per compiere omicidi al di fuori della propria nazione, come conoscesse così bene la zona e perché abbiano deciso di confrontare le sue gesta proprio con quelle di Jack lo Squartatore e non con quelle di qualunque altro serial killer dell'epoca. Fino ad allora l'unico mistero che mette in relazione H.H Holmes e Jack lo Squartatore è come due persone che dovrebbero avere spirito critico e dimestichezza con le indagini possano credere a una tale teoria strampalata.
Nel 2017 il canale televisivo History ha trasmesso la serie in otto episodi American Ripper (tradotto in italiano come Chi è Jack lo Squartatore?) che vede come protagonisti l'ex agente della CIA Amaryllis Fox e l'ex avvocato Jeff Mudget i quali tentano di verificare se il serial killer americano H.H. Holmes e Jack lo Squartatore possano essere la stessa persona. Il vero nome di H.H. Holmes era Herman Webster Mudgett ed è infatti il trisavolo di Jeff.
La serie è indubbiamente ben realizzata dal punto di vista narrativo, i due viaggiano tra Londra e gli Stati Uniti e incontrano molte personalità di rilievo come i celebri ripperologi Paul Begg e Donald Rumbelow, ma nonostante ciò le argomentazioni dei due investigatori sono incredibilmente deboli e si basano su un numero abnorme di congetture. Per sostenere la loro teoria i due devono infatti ritenere che ci siano tracce del fatto che Holmes abbia viaggiato nel Regno Unito all'epoca degli omicidi di Jack lo Squartatore perché dopo l'omicidio di Mary Jane Kelly ci furono dei passeggeri di nome "H. Holmes" o "Alex Gordon" (uno degli pseudonimi usati da Holmes) su una nave da Londra a New York. L'indizio, per così dire, è ovviamente risibile, visto che sono nomi molto comuni.
Inoltre i due per sostenere la loro ipotesi devono avallare l'assunzione che le lettere inviate alla stampa e alla polizia firmate Jack the Ripper siano state inviate dal vero assassino, mentre oggi chiunque concorda sul fatto che fossero dei falsi. Il peggio viene raggiunto nell'ultima puntata, quando Mudgett e Amaryllis Fox abboccano a una delle più popolari bufale su Jack lo Squartatore, cioè quella secondo cui esisterebbe una foto da viva di Elizabeth Stride, anche se oggi è ampiamente noto che quella della foto mostrata è un'altra donna.
La serie si conclude con un nulla di fatto, cioè gli autori stessi ammettono che non è possibile dimostrare che Holmes e lo Squartatore siano la stessa persona, ma aggiungono non si può neanche concludere che non lo fossero, come se le due cose fossero equivalenti. Ciò nonostante Mudgett non si arrende e sui titoli di coda dice di non voler abbandonare la propria teoria e di voler continuare a investigarla.
In realtà l'unica cosa che emerge dalla serie è che l'accostamento tra i due serial killer è forzatissimo: i due hanno modus operandi diverso, le vittime sono diverse, e mentre Holmes architettava spesso metodi ingegnosi per nascondere i cadaveri, Jack lo Squartatore li lasciava per strada dove chiunque poteva vederli.
Nel loro sforzo investigativo Amaryllis Fox e Jeff Mudgett toccano un numero vastissimo di argomenti, ma omettono di rispondere alle domande più ovvie: tipo perché mai H.H. Holmes avrebbe dovuto scegliere proprio Whitechapel per compiere omicidi al di fuori della propria nazione, come conoscesse così bene la zona e perché abbiano deciso di confrontare le sue gesta proprio con quelle di Jack lo Squartatore e non con quelle di qualunque altro serial killer dell'epoca. Fino ad allora l'unico mistero che mette in relazione H.H Holmes e Jack lo Squartatore è come due persone che dovrebbero avere spirito critico e dimestichezza con le indagini possano credere a una tale teoria strampalata.
lunedì 11 gennaio 2021
Gli articoli de La Gazzetta Piemontese sull'omicidio di Johnny Gill
Riportiamo di seguito la trascrizione di due articoli che nel dicembre del 1888 il giornale La Gazzetta Piemontese (che nel 1895 assunse il nome attuale di La Stampa) dedicò all'omicidio di Johnny Gill a Bradford.
30 dicembre 1888
BRADFORD. — Un ragazzo squartato. — (Ag. Stef., 29). — Un crimine orribile, simile agli assassinii di White-Chapel, venne scoperto qui stamane. Un ragazzo di nove anni venne trovato morto, nudo ed orribilmente mutilato, in un cortile presso il domicilio dei suoi genitori.
31 dicembre 1888
KILWICH. — Un delitto... immaginario. — (Ag. Stef., 29). — Correva voce che un giovanotto fosse stato assassinato nel villaggio di Kilwich, presso Keighley, e credevasi dallo stesso autore dell'assassinio di Bradford; poiché temesi che l'assassino di donne di White-Chapel siasi trasferito nel Yorkshire, uccidendo ragazzi invece di donne. La notizia del secondo assassinio é smentita; essa fu provocata dall'arresto a Kilwich del presunto autore dell'assassinio di Bradford.
BRADFORD. — Il fanciullo mutilato. — Ecco alcuni maggiori particolari sull'orribile delitto che ci venne ieri segnalato telegraficamente da Londra:
Il corpo dell'ucciso venne rinvenuto nelle dipendenze d'una casa di Bradford, nel Yorkshire. Gl'intestini ed il cuore della vittima erano stati strappati, e giacevano a lato del cadavere, racchiusi in un grossolano involucro. Le gambe e le braccia, tagliate come con un temperino, erano legate al tronco con una cordicella: le orecchie erano tagliate; il petto recava profonde ferite di coltello.
L'identità della vittima fu stabilita; è un fanciullo d'otto anni, chiamato John Gill; era stato visto il giorno prima, con alcuni monelli, trastullarsi pattinando sul ghiaccio.
La Polizia suppone che il delitto abbia per autori degli adolescenti, la cui immaginazione s'era riscaldata udendo parlare dei misteriosi delitti di White-Chapel. Secondo ogni probabilità, l'assassinio venne commesso in altro luogo; è dopo il delitto che il corpo dev'essere stato trasportato nella casa in cui fu scoperto.
30 dicembre 1888
BRADFORD. — Un ragazzo squartato. — (Ag. Stef., 29). — Un crimine orribile, simile agli assassinii di White-Chapel, venne scoperto qui stamane. Un ragazzo di nove anni venne trovato morto, nudo ed orribilmente mutilato, in un cortile presso il domicilio dei suoi genitori.
31 dicembre 1888
KILWICH. — Un delitto... immaginario. — (Ag. Stef., 29). — Correva voce che un giovanotto fosse stato assassinato nel villaggio di Kilwich, presso Keighley, e credevasi dallo stesso autore dell'assassinio di Bradford; poiché temesi che l'assassino di donne di White-Chapel siasi trasferito nel Yorkshire, uccidendo ragazzi invece di donne. La notizia del secondo assassinio é smentita; essa fu provocata dall'arresto a Kilwich del presunto autore dell'assassinio di Bradford.
BRADFORD. — Il fanciullo mutilato. — Ecco alcuni maggiori particolari sull'orribile delitto che ci venne ieri segnalato telegraficamente da Londra:
Il corpo dell'ucciso venne rinvenuto nelle dipendenze d'una casa di Bradford, nel Yorkshire. Gl'intestini ed il cuore della vittima erano stati strappati, e giacevano a lato del cadavere, racchiusi in un grossolano involucro. Le gambe e le braccia, tagliate come con un temperino, erano legate al tronco con una cordicella: le orecchie erano tagliate; il petto recava profonde ferite di coltello.
L'identità della vittima fu stabilita; è un fanciullo d'otto anni, chiamato John Gill; era stato visto il giorno prima, con alcuni monelli, trastullarsi pattinando sul ghiaccio.
La Polizia suppone che il delitto abbia per autori degli adolescenti, la cui immaginazione s'era riscaldata udendo parlare dei misteriosi delitti di White-Chapel. Secondo ogni probabilità, l'assassinio venne commesso in altro luogo; è dopo il delitto che il corpo dev'essere stato trasportato nella casa in cui fu scoperto.
mercoledì 16 dicembre 2020
Perché Jack the Ripper si chiama così?
Come è ben noto l'assassino di Whitechapel non si diede il nome di Jack the Ripper da solo, ma gli fu attribuito da lettera, con ogni probabilità fasulla, inviata alla Central News Agency di Londra. La lettera inizia con Dear Boss, ed è nota anche con questo titolo, ed è la prima ad essere firmata Jack the Ripper. Tuttavia l'ignoto autore della missiva non inventò il nome da zero, ma prese spunto da un aggressore solitario che si aggirava per le vie di Londra e da una gang di strada che in quel periodo colpì principalmente a Liverpool ma la cui fama si diffuse in tutta l'Inghilterra.
Il nome Jack fu mutuato da quello di Spring-Heeled Jack, un personaggio che oggi appartiene al folklore vittoriano e che non è mai stato individuato chiaramente. Dagli anni 30 del diciannovesimo secolo fino ai primi anni del 1900 si diffusero racconti di persone, soprattutto donne, che riportavano di essere state aggredite da un essere mostruoso, con mani artigliate e che indossava un casco e un mantello nero. L'uomo fu chiamato Spring-Heeled Jack (letteralmente Jack dai Tacchi a Molla, ma di norma tradotto come Jack il Saltatore) per la sua capacità di fuggire rapidamente senza lasciare tracce di sé. Ad oggi non è noto se Spring-Heeled Jack sia stato un personaggio reale o solo il frutto della fantasia di persone che attribuivano a un essere mostruoso delle aggressioni compiute dalla microcriminalità locale.
La parola Ripper deriva invece da una gang che colpiva con aggressioni e omicidi nella città di Liverpool armata di coltelli e cinture proprio negli anni 80 del 1800 e che era chiamata High Rip Gang. La loro notorietà era tale che altre gang con lo stesso nome nacquero in altre città della Gran Bretagna e una di queste operava proprio nell'East End di Londra; infatti i decessi di Martha Tabram e Polly Nichols furono dapprima attribuiti alla High Rip Gang. Tuttora è probabile che siano stati loro gli assassini di Emma Smith.
Combinando quindi i nomi di questi due criminali dell'epoca, l'autore della lettera Dear Boss creò il nome Jack the Ripper.
Il nome Jack fu mutuato da quello di Spring-Heeled Jack, un personaggio che oggi appartiene al folklore vittoriano e che non è mai stato individuato chiaramente. Dagli anni 30 del diciannovesimo secolo fino ai primi anni del 1900 si diffusero racconti di persone, soprattutto donne, che riportavano di essere state aggredite da un essere mostruoso, con mani artigliate e che indossava un casco e un mantello nero. L'uomo fu chiamato Spring-Heeled Jack (letteralmente Jack dai Tacchi a Molla, ma di norma tradotto come Jack il Saltatore) per la sua capacità di fuggire rapidamente senza lasciare tracce di sé. Ad oggi non è noto se Spring-Heeled Jack sia stato un personaggio reale o solo il frutto della fantasia di persone che attribuivano a un essere mostruoso delle aggressioni compiute dalla microcriminalità locale.
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| Una strada periferica di Liverpool nel 1933. Fonte Liverpool Echo |
La parola Ripper deriva invece da una gang che colpiva con aggressioni e omicidi nella città di Liverpool armata di coltelli e cinture proprio negli anni 80 del 1800 e che era chiamata High Rip Gang. La loro notorietà era tale che altre gang con lo stesso nome nacquero in altre città della Gran Bretagna e una di queste operava proprio nell'East End di Londra; infatti i decessi di Martha Tabram e Polly Nichols furono dapprima attribuiti alla High Rip Gang. Tuttora è probabile che siano stati loro gli assassini di Emma Smith.
Combinando quindi i nomi di questi due criminali dell'epoca, l'autore della lettera Dear Boss creò il nome Jack the Ripper.
sabato 28 novembre 2020
L'omicidio di Johnny Gill
Nel dicembre del 1888, pochi mesi dopo le famigerate gesta di Jack lo Squartatore, un altro omicidio scosse l'Inghilterra vittoriana: quello del piccolo Johnny Gill di soli sette anni nella città di Bradford.
Johnny era il primo figlio di Thomas Gill, un vetturino della zona, e di sua moglie Mary Ann, la coppia aveva in totale quattro figli. Il 27 dicembre Johnny uscì presto come era solito fare per accompagnare il lattaio locale, il ventitreenne William Barrett, nel suo giro di consegne. Il ragazzino non tornò mai più a casa. La famiglia si allarmò non vedendolo tornare e contattò la stampa locale e la polizia; l'ultimo ad aver visto Johnny era quindi stato il lattaio, il quale però dichiarò alla famiglia che il bambino aveva deciso di tornare a casa da solo appena prima dell'ultima consegna e che quindi non aveva informazioni utili per rintracciarlo.
Le ricerche incessanti e le indagini furono vane per i primi due giorni, fino a quando la mattina del 29 dicembre l'assistente del macellaio locale Joseph Buckle entrò nella stalla del suo capo per prendere uno dei cavalli e in una delle rimesse trovò un fagotto di vestiti, sotto al quale si celava il cadavere smembrato di Johnny Gill. Il bambino era stato orrendamente mutilato, sventrato e fatto a pezzi. La causa del decesso erano due ferite al petto, ma gli abiti non presentavano tagli, quindi il bambino era stato spogliato prima di essere ucciso; inoltre l'ano e il pene mancavano tra gli organi sparsi sulla scena del ritrovamento.
Si diffuse subito la voce in città che l'omicidio fosse opera di Jack lo Squartatore; del resto qualche fatto strano che lo lasciasse supporre era avvenuto. Una delle ultime lettere anonime ricevute da un quotidiano a Londra diceva che lo Squartatore si sarebbe spostato dalla capitale. Inoltre il giorno della sparizione del ragazzo un sarto di Bradford, di nome Cahill, era tornato a casa con la moglie dopo alcuni giorni di assenza per partecipare a una festa e a un ballo, e al suo ritorno trovò la casa svaligiata e a soqquadro e l'unica rivendicazione fu un biglietto lasciato sopra a due coltelli incrociati che diceva:
e sul retro recava la scritta:
Tuttavia la polizia non si lasciò influenzare da questa suggestione e procedette all'arresto di William Barrett perché tutti gli indizi sembravano puntare contro di lui. A casa di Barrett fu trovato un coltello che doveva servire a tagliare il pane, ma che corrispondeva alle ferite inferte sul corpo di Johnny. Inoltre alcune testimonianze oculari parvero incastrarlo. Una ragazzina, la finestra della cui camera da letto affacciava su una stalla di proprietà del datore di lavoro di Barrett, disse di aver sentito rumori di arnesi metallici provenire dalla stalla nelle prime ore del 29 dicembre. Un altro testimone, un uomo di nome Dyer, riportò di aver visto Barrett nelle vicinanze della stalla il 27 dicembre con un fagotto tra le mani. Inoltre molti testimoni oculari dissero di aver visto Barrett con Johnny il 27 dicembre dopo l'orario in cui il bambino si sarebbe separato dal lattaio.
Barrett comunque fu scarcerato pochi giorni dopo perché i magistrati non trovarono sufficienti evidenze contro di lui. Il 16 gennaio William Barrett poté quindi tornare a casa.
L'inchiesta proseguì e dopo che il coroner presentò il suo rapporto, la giuria dispose di nuovo l'arresto di Barrett il quale venne rimandato a giudizio e giudicato da un Gran Giurì, ma anche in questo caso il verdetto fu di assoluzione.
Il caso di Johnny Gill resta ad oggi insoluto e neanche gli autori moderni concordano sul verdetto. Lo storico e medico Jan Bondeson, che ha trattato il caso nel suo volume Victorian Murders del 2017, sostiene che Barrett fosse un uomo rispettabile dalla vita normale, sposato da un anno e con un figlio, che non avrebbe avuto nessun interesse uccidere il suo giovanissimo collaboratore; per Bondeson quindi Barrett è innocente. Al contrario secondo la scrittrice Kathryn McMaster, autrice nel 2016 del libro Who Killed Little Johnny Gill?, Barrett sarebbe un sociopatico che commise il delitto perfetto e riuscì a scampare la condanna grazie ad abili avvocati.
È ormai impossibile che il mistero venga dipanato dopo oltre centotrent'anni dal delitto. L'unica cosa certa è che l'assassino di Johnny Gill non fu lo Squartatore di Whitechapel. La vittima è infatti molto diversa da quelle scelte da Jack lo Squartatore, ma lo è anche il modus operandi; infatti Johnny Gill venne dapprima rapito, poi ucciso in altro luogo, smembrato e abbandonato ancora in un'altra posizione. È probabile semmai che l'assassino, chiunque fosse, abbia voluto imitare lo stile di Jack lo Squartatore in modo da allontanare i sospetti da sé.
L'unica cosa purtroppo certa in questa intricata vicenda è che ormai questo orribile delitto rimarrà irrisolto e che il piccolo Johnny Gill non avrà mai giustizia.
Fonti:
Johnny era il primo figlio di Thomas Gill, un vetturino della zona, e di sua moglie Mary Ann, la coppia aveva in totale quattro figli. Il 27 dicembre Johnny uscì presto come era solito fare per accompagnare il lattaio locale, il ventitreenne William Barrett, nel suo giro di consegne. Il ragazzino non tornò mai più a casa. La famiglia si allarmò non vedendolo tornare e contattò la stampa locale e la polizia; l'ultimo ad aver visto Johnny era quindi stato il lattaio, il quale però dichiarò alla famiglia che il bambino aveva deciso di tornare a casa da solo appena prima dell'ultima consegna e che quindi non aveva informazioni utili per rintracciarlo.
Le ricerche incessanti e le indagini furono vane per i primi due giorni, fino a quando la mattina del 29 dicembre l'assistente del macellaio locale Joseph Buckle entrò nella stalla del suo capo per prendere uno dei cavalli e in una delle rimesse trovò un fagotto di vestiti, sotto al quale si celava il cadavere smembrato di Johnny Gill. Il bambino era stato orrendamente mutilato, sventrato e fatto a pezzi. La causa del decesso erano due ferite al petto, ma gli abiti non presentavano tagli, quindi il bambino era stato spogliato prima di essere ucciso; inoltre l'ano e il pene mancavano tra gli organi sparsi sulla scena del ritrovamento.
Si diffuse subito la voce in città che l'omicidio fosse opera di Jack lo Squartatore; del resto qualche fatto strano che lo lasciasse supporre era avvenuto. Una delle ultime lettere anonime ricevute da un quotidiano a Londra diceva che lo Squartatore si sarebbe spostato dalla capitale. Inoltre il giorno della sparizione del ragazzo un sarto di Bradford, di nome Cahill, era tornato a casa con la moglie dopo alcuni giorni di assenza per partecipare a una festa e a un ballo, e al suo ritorno trovò la casa svaligiata e a soqquadro e l'unica rivendicazione fu un biglietto lasciato sopra a due coltelli incrociati che diceva:
Half past nine! Look out! Jack the Ripper has been here!
e sul retro recava la scritta:
I have removed down the canal side. Please drop in! Your truly, SUICIDE.
Tuttavia la polizia non si lasciò influenzare da questa suggestione e procedette all'arresto di William Barrett perché tutti gli indizi sembravano puntare contro di lui. A casa di Barrett fu trovato un coltello che doveva servire a tagliare il pane, ma che corrispondeva alle ferite inferte sul corpo di Johnny. Inoltre alcune testimonianze oculari parvero incastrarlo. Una ragazzina, la finestra della cui camera da letto affacciava su una stalla di proprietà del datore di lavoro di Barrett, disse di aver sentito rumori di arnesi metallici provenire dalla stalla nelle prime ore del 29 dicembre. Un altro testimone, un uomo di nome Dyer, riportò di aver visto Barrett nelle vicinanze della stalla il 27 dicembre con un fagotto tra le mani. Inoltre molti testimoni oculari dissero di aver visto Barrett con Johnny il 27 dicembre dopo l'orario in cui il bambino si sarebbe separato dal lattaio.
Barrett comunque fu scarcerato pochi giorni dopo perché i magistrati non trovarono sufficienti evidenze contro di lui. Il 16 gennaio William Barrett poté quindi tornare a casa.
L'inchiesta proseguì e dopo che il coroner presentò il suo rapporto, la giuria dispose di nuovo l'arresto di Barrett il quale venne rimandato a giudizio e giudicato da un Gran Giurì, ma anche in questo caso il verdetto fu di assoluzione.
Il caso di Johnny Gill resta ad oggi insoluto e neanche gli autori moderni concordano sul verdetto. Lo storico e medico Jan Bondeson, che ha trattato il caso nel suo volume Victorian Murders del 2017, sostiene che Barrett fosse un uomo rispettabile dalla vita normale, sposato da un anno e con un figlio, che non avrebbe avuto nessun interesse uccidere il suo giovanissimo collaboratore; per Bondeson quindi Barrett è innocente. Al contrario secondo la scrittrice Kathryn McMaster, autrice nel 2016 del libro Who Killed Little Johnny Gill?, Barrett sarebbe un sociopatico che commise il delitto perfetto e riuscì a scampare la condanna grazie ad abili avvocati.
È ormai impossibile che il mistero venga dipanato dopo oltre centotrent'anni dal delitto. L'unica cosa certa è che l'assassino di Johnny Gill non fu lo Squartatore di Whitechapel. La vittima è infatti molto diversa da quelle scelte da Jack lo Squartatore, ma lo è anche il modus operandi; infatti Johnny Gill venne dapprima rapito, poi ucciso in altro luogo, smembrato e abbandonato ancora in un'altra posizione. È probabile semmai che l'assassino, chiunque fosse, abbia voluto imitare lo stile di Jack lo Squartatore in modo da allontanare i sospetti da sé.
L'unica cosa purtroppo certa in questa intricata vicenda è che ormai questo orribile delitto rimarrà irrisolto e che il piccolo Johnny Gill non avrà mai giustizia.
Fonti:
- Who Killed Little Johnny Gill? di Kathryn McMaster
- Victorian Murders di Jan Bondeson
venerdì 30 ottobre 2020
Dr. Jekyll and Sister Hyde (Barbara, il mostro di Londra) di Roy Ward Baker, 1971
Nel 1971 la Hammer Film Production ha portato sul grande schermo una libera reinterpretazione del romanzo di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde intitolato Dr. Jekyll and Sister Hyde (tradotto in italiano come Barbara, il mostro di Londra).
Nel film il dottor Jekyll, lontanissimo dall'integerrimo medico del romanzo di Stevenson, è alla ricerca del siero della lunga vita e basa i suoi esperimenti su ormoni femminili, partendo dal presupposto scientifico che le donne vivono più a lungo degli uomini. Il dottor Jekyll prova la pozione di sua invenzione su di sé con l'effetto di trasformarsi in una bellissima donna malvagia a cui attribuisce il nome di Edwina Hyde (Barbara, nella traduzione italiana) e che spaccia per la propria sorella che usa il cognome del defunto marito.
Per continuare i suoi esperimenti Jekyll ha bisogno di sangue femminile. Dapprima commissionerà una serie di omicidi alla coppia di assassini formata da Burke e Hare (che nella realtà agirono in Scozia tra il 1827 e il 1828, mentre il film è ambientato in concomitanza con gli omicidi di Whitechapel); ma quando i due verranno presi e linciati dalla folla, Jekyll compirà gli omicidi da solo grazie al suo insospettabile alter ego femminile. Gli omicidi di Edwina Hyde verranno confusi dalla popolazione e dalla polizia con quelli coevi di Jack lo Squartatore e il dottor Jekyll verrà accusato di entrambe le sequenze di delitti.
Il film è quindi un pastiche tra il dottor Jekyll e Mr Hyde, Burke e Hare (a cui è ispirata un'altra novella di Robert Louis Stevenson, intitolata Il Trafugatore di Salme) e Jack lo Squartatore, con l'aggiunta della femme fatal.
Ovviamente va preso per quello che è: un'ora e mezza di divertimento senza pretese di storicità o contenuti. La trama è infatti praticamente inesistente e tutto il film è basato sul fascino di Martine Beswick (che nel decennio precedente era stata la Bond girl di Thunderball e Dalla Russia con Amore) che interpreta Edwina Hyde. Se approcciato con le giuste aspettative, il film è comunque godibile e si lascia vedere volentieri grazie anche a un'ottima ricostruzione della Londra vittoriana.
Nel film il dottor Jekyll, lontanissimo dall'integerrimo medico del romanzo di Stevenson, è alla ricerca del siero della lunga vita e basa i suoi esperimenti su ormoni femminili, partendo dal presupposto scientifico che le donne vivono più a lungo degli uomini. Il dottor Jekyll prova la pozione di sua invenzione su di sé con l'effetto di trasformarsi in una bellissima donna malvagia a cui attribuisce il nome di Edwina Hyde (Barbara, nella traduzione italiana) e che spaccia per la propria sorella che usa il cognome del defunto marito.
Per continuare i suoi esperimenti Jekyll ha bisogno di sangue femminile. Dapprima commissionerà una serie di omicidi alla coppia di assassini formata da Burke e Hare (che nella realtà agirono in Scozia tra il 1827 e il 1828, mentre il film è ambientato in concomitanza con gli omicidi di Whitechapel); ma quando i due verranno presi e linciati dalla folla, Jekyll compirà gli omicidi da solo grazie al suo insospettabile alter ego femminile. Gli omicidi di Edwina Hyde verranno confusi dalla popolazione e dalla polizia con quelli coevi di Jack lo Squartatore e il dottor Jekyll verrà accusato di entrambe le sequenze di delitti.
Il film è quindi un pastiche tra il dottor Jekyll e Mr Hyde, Burke e Hare (a cui è ispirata un'altra novella di Robert Louis Stevenson, intitolata Il Trafugatore di Salme) e Jack lo Squartatore, con l'aggiunta della femme fatal.
Ovviamente va preso per quello che è: un'ora e mezza di divertimento senza pretese di storicità o contenuti. La trama è infatti praticamente inesistente e tutto il film è basato sul fascino di Martine Beswick (che nel decennio precedente era stata la Bond girl di Thunderball e Dalla Russia con Amore) che interpreta Edwina Hyde. Se approcciato con le giuste aspettative, il film è comunque godibile e si lascia vedere volentieri grazie anche a un'ottima ricostruzione della Londra vittoriana.
domenica 6 settembre 2020
Denis Forasacco - Jack lo Squartatore
Il 5 settembre di quest'anno il Corriere della Sera ha pubblicato come allegato il volume di Denis Forasacco Jack lo Squartatore all'interno della collana Grandi Delitti Nella Storia.
Il volume offre una sintesi dei fatti relativi agli omicidi seriali di Whitechapel partendo dal contesto sociale, per arrivare alla descrizione degli omicidi e a quella dei principali sospettati, sia contemporanei sia moderni. Il compendio proposto dall'autore è di livello accettabile, ma il libro sembra soffrire di strane scelte dal punto di vista delle bibliografia. L'autore cita più e più volte come propria fonte il libro Il Killer delle Prostitute di Massimo Centini, il quale ovviamente ha solo fatto una sintesi di quanto scritto da altri autori e non ha compiuto nessuna ricerca inedita. Non a caso nessuno conosce Centini nell'ambito della ripperologia e il suo libro è completamente ignorato dagli studiosi. Forasacco inoltre cita varie volte il primo libro di Patricia Cornwell Ritratto di un assassino ma sembra ignorare l'esistenza del secondo, Ripper, che comunque ha già quattro anni. L'autore, al contrario, non cita mai i veri capisaldi, come i volumi di Paul Begg e di Philip Sugden.
Il libro pubblicato dal Corriere contiene inoltre una serie di imprecisioni difficilmente spiegabili. L'autore scrive più volte che Mary Jane Kelly era incinta al momento in cui è stata uccisa: circostanza che non trova conferma in nessun documento ufficiale ma che è solo una leggenda metropolitana, una delle tante della ripperologia. Forasacco arriva anche a ritenere che la maggior parte delle lettere inviate alla polizia da parte di sedicenti assassini fossero autentiche, altra argomentazione scartata dalla maggior parte degli studiosi. Inoltre sostiene che la teoria del complotto reale abbia ritrovato slancio a seguito dell'uscita del film per la TV La vera storia di Jack lo Squartatore del 1988 con Michael Caine; ma nel film, contrariamente a quanto scrive Forasacco, William Gull non agisce su mandato della regina, ma solo in preda al proprio delirio.
Il volume pubblicato dal Corriere è in sintesi senza infamia e senza lode, e proprio per questo decisamente evitabile.
Il volume offre una sintesi dei fatti relativi agli omicidi seriali di Whitechapel partendo dal contesto sociale, per arrivare alla descrizione degli omicidi e a quella dei principali sospettati, sia contemporanei sia moderni. Il compendio proposto dall'autore è di livello accettabile, ma il libro sembra soffrire di strane scelte dal punto di vista delle bibliografia. L'autore cita più e più volte come propria fonte il libro Il Killer delle Prostitute di Massimo Centini, il quale ovviamente ha solo fatto una sintesi di quanto scritto da altri autori e non ha compiuto nessuna ricerca inedita. Non a caso nessuno conosce Centini nell'ambito della ripperologia e il suo libro è completamente ignorato dagli studiosi. Forasacco inoltre cita varie volte il primo libro di Patricia Cornwell Ritratto di un assassino ma sembra ignorare l'esistenza del secondo, Ripper, che comunque ha già quattro anni. L'autore, al contrario, non cita mai i veri capisaldi, come i volumi di Paul Begg e di Philip Sugden.
Il libro pubblicato dal Corriere contiene inoltre una serie di imprecisioni difficilmente spiegabili. L'autore scrive più volte che Mary Jane Kelly era incinta al momento in cui è stata uccisa: circostanza che non trova conferma in nessun documento ufficiale ma che è solo una leggenda metropolitana, una delle tante della ripperologia. Forasacco arriva anche a ritenere che la maggior parte delle lettere inviate alla polizia da parte di sedicenti assassini fossero autentiche, altra argomentazione scartata dalla maggior parte degli studiosi. Inoltre sostiene che la teoria del complotto reale abbia ritrovato slancio a seguito dell'uscita del film per la TV La vera storia di Jack lo Squartatore del 1988 con Michael Caine; ma nel film, contrariamente a quanto scrive Forasacco, William Gull non agisce su mandato della regina, ma solo in preda al proprio delirio.
Il volume pubblicato dal Corriere è in sintesi senza infamia e senza lode, e proprio per questo decisamente evitabile.
martedì 19 maggio 2020
Gian Luca Margheriti - Lettere dall'Inferno: la vera storia di Jack lo Squartatore
Nel 2014 il fotografo e scrittore italiano Gian Luca Margheriti ha pubblicato il volume Lettere dall’Inferno: la vera storia di Jack lo Squartatore che si propone di dare un quadro completo della storia dell’assassino di Whitechapel, dai fatti di base ai principali sospettati.
Il volume di Margheriti è purtroppo viziato da uno stile completamente inadeguato; l’autore narra i fatti riportando gesti e discorsi diretti come se ci fossero stati dei testimoni oculari di ogni singolo dettaglio. Vediamo quindi Abberline accendersi sigarette durante le indagini, leggiamo delle sue occhiaie e del suo scarso appetito dovuto allo stress. Ovviamente tutto ciò è figlio della fantasia dell’autore. Margheriti arriva anche a narrare i dettagli erotici dell’incontro tra Mary Jane Kelly e il suo assassino. Uno stile così romanzato non si sposa bene con il racconto delle gesta di un vero serial killer.
L’autore incappa anche in una serie di errori davvero inspiegabili. Ad esempio riporta che ad Annie Chapman furono rimossi i reni, circostanza che non corrisponde al vero, e che il cadavere della stessa Chapman sia stato lavato nell’obitorio senza autorizzazione e che i suoi vestiti siano stati rubati: tutto ciò è inventato di sana pianta. Un’altra invenzione dell’autore, tra le altre, vuole che John Pizer, noto con l’appellativo di grembiule di cuoio (o grembiule di pelle in altre traduzioni), si fosse nascosto a casa del cognato per sfuggire alla polizia: anche questo non trova riscontro da nessuna parte.
La seconda parte del libro che tratta i sospetti moderni e contemporanei è di qualità migliore perché tratta le teorie più assurde, come il complotto reale o quella di Patricia Cornwell, come tali e distingue nettamente le teorie legittime da quelle favolistiche.
Ma questo è troppo poco per salvare un volume che di buono ha davvero poco. Sicuramente questo libro non eccelle per qualità. C’è di molto meglio, anche in italiano.
Il volume di Margheriti è purtroppo viziato da uno stile completamente inadeguato; l’autore narra i fatti riportando gesti e discorsi diretti come se ci fossero stati dei testimoni oculari di ogni singolo dettaglio. Vediamo quindi Abberline accendersi sigarette durante le indagini, leggiamo delle sue occhiaie e del suo scarso appetito dovuto allo stress. Ovviamente tutto ciò è figlio della fantasia dell’autore. Margheriti arriva anche a narrare i dettagli erotici dell’incontro tra Mary Jane Kelly e il suo assassino. Uno stile così romanzato non si sposa bene con il racconto delle gesta di un vero serial killer.
L’autore incappa anche in una serie di errori davvero inspiegabili. Ad esempio riporta che ad Annie Chapman furono rimossi i reni, circostanza che non corrisponde al vero, e che il cadavere della stessa Chapman sia stato lavato nell’obitorio senza autorizzazione e che i suoi vestiti siano stati rubati: tutto ciò è inventato di sana pianta. Un’altra invenzione dell’autore, tra le altre, vuole che John Pizer, noto con l’appellativo di grembiule di cuoio (o grembiule di pelle in altre traduzioni), si fosse nascosto a casa del cognato per sfuggire alla polizia: anche questo non trova riscontro da nessuna parte.
La seconda parte del libro che tratta i sospetti moderni e contemporanei è di qualità migliore perché tratta le teorie più assurde, come il complotto reale o quella di Patricia Cornwell, come tali e distingue nettamente le teorie legittime da quelle favolistiche.
Ma questo è troppo poco per salvare un volume che di buono ha davvero poco. Sicuramente questo libro non eccelle per qualità. C’è di molto meglio, anche in italiano.
giovedì 23 aprile 2020
Five books for newbies
1 - The Complete and Essential Jack the Ripper by Paul Begg and John Bennett (2013)
The Complete and Essential, published in 2013 by two of the best ripperologists in the world, gives a complete overview of the case and of both contemporary and modern investigations. The book covers all relevant aspects without overwhelming the readers with details he might get lost into. This is probably the best book to start for newbies who want to approach this argument.2 - The Complete History of Jack the Ripper by Philip Sugden (1994)
Philip Sugden was an historian who felt ripperology was engulfed in myth and unreliable theories, therefore he decided he wanted to set the point straight about hard facts. His book presents the whole case from scratch and it's very good and successful in doing so. His favorite suspect is Severin Klosowski (also known as George Chapman) who is after all a credible culprit, so this is not necessarily a bad aspect.3 - Jack the Ripper: The Facts by Paul Begg (2004)
In The Facts ripperologist Paul Begg covers in detail every single aspect of the whole case: from potential victims to the canonical victims, from suspects to popular culture, based on both historical documents and new findings and using classical and modern investigation techniques. The author explores deeply every topic he touches thus giving the reader a complete and well research knowledge on the case. Probably the best book about Jack the Ripper ever written.4 - Jack the Ripper: Scotland Yard Investigates by Stewart P. Evans and Donald Rumbelow (2006)
As the title suggests, the two authors describe the investigation by the Victorian police on the Whitechapel murders, thus explaining what evaluations they made and why, and what impact the press had on them. This is a very valuable book to understand the basics of the Jack the Ripper case, because before reading and evaluating new theories one needs to know what trails the police followed back then and what they considered reliable and what was not.5 - Jack the Ripper by Paul Begg and John Bennett (2017)
With the help of CGI technology this book reconstructs what places looked like in Victorian Whitechapel in 1888. To have a complete understanding of the facts, one has to know also where they happened and this unique book is very successful in doing so.martedì 24 marzo 2020
The Royal Conspiracy Theory
The original Italian version is available here.
The most famous theory about Jack the Ripper's identity is undoubtedly the royal conspiracy one. According to this theory, Prince Albert Victor, Queen Victoria's grandson, was a frequent visitor of London's East End, where he established a relationship with a woman called Annie Elizabeth Crook, with whom he also had a daughter called Alice Margaret. Obviously the royal family could not accept the situation because Annie Elizabeth was not of royal descent and moreover she was Catholic. The Queen therefore decided to resolve the issue drastically: Annie Elizabeth was kidnapped and laboratory experiments were carried out on her in order to make her lose her memory; during the kidnapping Alice Margaret managed to escape and her traces were lost for decades.
The problem would have been solved if it weren't for a lady living in Whitechapel whose name was Mary Jane Kelly who knew all the truth having nursed Alice Margaret and who had confided her secrets to three friends. The Queen then decided to silence everyone and commissioned her personal doctor, Sir William Gull, assisted by coachman John Netley to resolve the matter. Gull then began lurking in Whitechapel's dark nights killing five women: Mary Kelly, the three friends and Catherine Eddowes mistaken for Mary Kelly, as Catherine also sometimes called herself Mary Kelly. After killing Eddowes, the killer threw a shred of the apron of the woman with which he had cleaned his knife in a archway in Goulston Street and left a chalk writing on the wall with which he clarified his belonging to Freemasonry with a dark and disturbing language. The writing said The Juwes are the men That Will not be Blamed for nothing and according to conspiracy theorists the word Jewes would be a collective name that in Freemasonry is used to indicate Jubela, Jubelo and Jubelum, the three alleged killers of the imaginary Masonic character Hiram Abif.
This theory was popularized by the BBC television series Jack The Ripper in 1973 followed by Stephen Knight's notorious book Jack The Ripper: The Final Solution in 1976. Since then it has been the most famous portrayed in novels and movies, including the ludicrous From Hell with Johnny Depp produced in 2001: an excellent example of cinema and a very bad example of historical reconstruction.
Aside from the historical checks that can be made, which have not confirmed the royal conspiracy theory to be true, this hypothesis does not stand up to a minimum of critical thinking. Sir William Gull was 72 years old in 1888 and there is not a single case in the history of a respected professional who becomes a serial killer at such an old age by order of others. He also had at least two heart attacks and doesn't seem like a good candidate to have killed five women by force.
The theorists of this conspiracy mention a statement by Dr. Llewellyn about the murder of Mary Ann Nichols, according to which the killer had removed her organs with the precision of a surgeon, to claim that the Ripper may have been a doctor. However Gull was not a surgeon but a physician and had never operated on anyone in his career; therefore he could not have any surgical ability, let alone precision.
There is no evidence that Gull was a Freemason, however Freemasonry is a secret society and not a mob-like criminal organization to be hired for murder. Furthermore, the word Jewes written in the Goulston Street graffiti has no Masonic meaning at all and does not occur in the Masonic texts and there's no explanation to why the killer would have had to waste precious time during his escape to write a message that gave correct indications to the investigators on his identity.
There is also no evidence that the five victims of the Ripper knew each other, nor is it clear why the royal conspirators would have decided to reserve different treatments for the four witnesses and Annie Elizabeth Crook: they could have simply killed Annie Elizabeth too. If the royal hired assassin had to silence the four women he would have done so in a much shorter time than the more than two months the killer took; nor would the ferocity used by the murderer be explained: if they had been murders for hire, the murderer would have been as quick as possible without unnecessarily risking getting dirty with blood.
The fact that Gull may have mistaken Catherine Eddowes for Mary Kelly because of the partial homonymy is also completely laughable: the two women were very different in age and appearance and we do not believe that the killer asked the victims' names before slaughtering them, he surely would have known in advance which girl he had to kill. And Mary Kelly is obviously a very popular name in London: both in 1888 and today.
Finally, a royal hired assassin with a coachman at his service would have had better means that would not have forced him to clean his weapon with a piece of apron and then leave it in an archway where he knew it would be found, it would be enough to simply bring the dirty knife with himself on the royal coach.
Unfortunately this is one of the best known theories; it is undoubtedly fascinating, but completely unfounded and absurd. To accuse an esteemed professional of being a murderer is not a legitimate theory and is not even funny: it is infamy.
This conspiracy theory is a nonsense that deserves no consideration but only derision and which should be eradicated from the world of ripperology.
The most famous theory about Jack the Ripper's identity is undoubtedly the royal conspiracy one. According to this theory, Prince Albert Victor, Queen Victoria's grandson, was a frequent visitor of London's East End, where he established a relationship with a woman called Annie Elizabeth Crook, with whom he also had a daughter called Alice Margaret. Obviously the royal family could not accept the situation because Annie Elizabeth was not of royal descent and moreover she was Catholic. The Queen therefore decided to resolve the issue drastically: Annie Elizabeth was kidnapped and laboratory experiments were carried out on her in order to make her lose her memory; during the kidnapping Alice Margaret managed to escape and her traces were lost for decades.
The problem would have been solved if it weren't for a lady living in Whitechapel whose name was Mary Jane Kelly who knew all the truth having nursed Alice Margaret and who had confided her secrets to three friends. The Queen then decided to silence everyone and commissioned her personal doctor, Sir William Gull, assisted by coachman John Netley to resolve the matter. Gull then began lurking in Whitechapel's dark nights killing five women: Mary Kelly, the three friends and Catherine Eddowes mistaken for Mary Kelly, as Catherine also sometimes called herself Mary Kelly. After killing Eddowes, the killer threw a shred of the apron of the woman with which he had cleaned his knife in a archway in Goulston Street and left a chalk writing on the wall with which he clarified his belonging to Freemasonry with a dark and disturbing language. The writing said The Juwes are the men That Will not be Blamed for nothing and according to conspiracy theorists the word Jewes would be a collective name that in Freemasonry is used to indicate Jubela, Jubelo and Jubelum, the three alleged killers of the imaginary Masonic character Hiram Abif.
This theory was popularized by the BBC television series Jack The Ripper in 1973 followed by Stephen Knight's notorious book Jack The Ripper: The Final Solution in 1976. Since then it has been the most famous portrayed in novels and movies, including the ludicrous From Hell with Johnny Depp produced in 2001: an excellent example of cinema and a very bad example of historical reconstruction.
Aside from the historical checks that can be made, which have not confirmed the royal conspiracy theory to be true, this hypothesis does not stand up to a minimum of critical thinking. Sir William Gull was 72 years old in 1888 and there is not a single case in the history of a respected professional who becomes a serial killer at such an old age by order of others. He also had at least two heart attacks and doesn't seem like a good candidate to have killed five women by force.
The theorists of this conspiracy mention a statement by Dr. Llewellyn about the murder of Mary Ann Nichols, according to which the killer had removed her organs with the precision of a surgeon, to claim that the Ripper may have been a doctor. However Gull was not a surgeon but a physician and had never operated on anyone in his career; therefore he could not have any surgical ability, let alone precision.
There is no evidence that Gull was a Freemason, however Freemasonry is a secret society and not a mob-like criminal organization to be hired for murder. Furthermore, the word Jewes written in the Goulston Street graffiti has no Masonic meaning at all and does not occur in the Masonic texts and there's no explanation to why the killer would have had to waste precious time during his escape to write a message that gave correct indications to the investigators on his identity.
There is also no evidence that the five victims of the Ripper knew each other, nor is it clear why the royal conspirators would have decided to reserve different treatments for the four witnesses and Annie Elizabeth Crook: they could have simply killed Annie Elizabeth too. If the royal hired assassin had to silence the four women he would have done so in a much shorter time than the more than two months the killer took; nor would the ferocity used by the murderer be explained: if they had been murders for hire, the murderer would have been as quick as possible without unnecessarily risking getting dirty with blood.
The fact that Gull may have mistaken Catherine Eddowes for Mary Kelly because of the partial homonymy is also completely laughable: the two women were very different in age and appearance and we do not believe that the killer asked the victims' names before slaughtering them, he surely would have known in advance which girl he had to kill. And Mary Kelly is obviously a very popular name in London: both in 1888 and today.
Finally, a royal hired assassin with a coachman at his service would have had better means that would not have forced him to clean his weapon with a piece of apron and then leave it in an archway where he knew it would be found, it would be enough to simply bring the dirty knife with himself on the royal coach.
Unfortunately this is one of the best known theories; it is undoubtedly fascinating, but completely unfounded and absurd. To accuse an esteemed professional of being a murderer is not a legitimate theory and is not even funny: it is infamy.
This conspiracy theory is a nonsense that deserves no consideration but only derision and which should be eradicated from the world of ripperology.
La teoria della cospirazione reale
Una traduzione in inglese è disponibile qui.
La più celebre delle teorie sull'identità di Jack lo Squartatore è senza dubbio quella della cospirazione reale. Secondo questa teoria il Principe Alberto Vittorio, nipote della Regina Vittoria, era solito frequentare i bassifondi dell'East End di Londra, dove avrebbe instaurato una relazione con una donna chiamata Annie Elizabeth Crook, dalla quale avrebbe avuto anche una figlia chiamata Alice Margaret. Ovviamente la famiglia reale non poteva accettare la situazione perché Annie Elizabeth non aveva sangue reale e per di più era cattolica. La Regina decise quindi di risolvere la questione in modo drastico: Annie Elizabeth venne rapita e su di lei furono condotti esperimenti di laboratorio al fine di farle perdere la memoria; durante il rapimento Alice Margaret riuscì invece a fuggire e di lei si persero le tracce per decenni.
La questione sarebbe conclusa se non fosse che a Whitechapel abitava una donna di nome Mary Jane Kelly che conosceva tutta la verità avendo fatto da balia ad Alice Margaret e che aveva confidato i propri segreti a tre amiche. La Regina decise allora di ridurre tutti al silenzio e incaricò il proprio medico personale, Sir William Gull, assistito dal vetturino John Netley di risolvere la questione. Gull iniziò allora a muoversi nell'ombra nelle notti di Whitechapel uccidendo cinque donne: Mary Kelly, le tre amiche e Catherine Eddowes scambiata per Mary Kelly, in quanto anche Catherine alle volte si faceva chiamare Mary Kelly. Dopo aver ucciso la Eddowes, l'assassino avrebbe gettato un brandello del grembiule della donna con cui aveva pulito il coltello in un antro di Goulston Street e lasciò sul muro una scritta in gesso con cui chiariva la propria appartenenza alla massoneria con un linguaggio oscuro e inquietante. La scritta diceva The Juwes are the men That Will not be Blamed for nothing e secondo i teorici del complotto la parola Jewes sarebbe un nome collettivo che nella massoneria viene usato per indicare Jubela, Jubelo e Jubelum, cioè i tre presunti assassini del personaggio immaginario massonico Hiram Abif.
Questa teoria è stata resa popolare dalla serie televisiva Jack The Ripper della BBC del 1973 a cui seguì il celeberrimo libro Jack The Ripper: The Final Solution di Stephen Knight nel 1976. Da allora è la più celebre tra quelle riprese in romanzi e film, tra cui lo sciagurato From Hell con Johnny Depp del 2001: ottimo esempio di cinema e pessimo esempio di ricostruzione storica.
A parte le verifiche storiche che si possono fare, e che non hanno confermato la teoria della cospirazione reale, questa ipotesi non regge nemmeno a un minimo di rigore critico. Sir William Gull aveva 72 anni nel 1888 e non esiste un solo caso nella storia di un rispettato professionista che diventi un serial killer ad età tanto avanzata per ordine altrui. Inoltre aveva avuto almeno due infarti e non sembra proprio un buon candidato ad aver ucciso cinque donne con la forza.
I teorici di questa cospirazione richiamano un'affermazione del dottor Llewellyn sull'omicidio di Mary Ann Nichols, secondo cui l'assassino aveva asportato gli organi con precisione da chirurgo, per sostenere che lo Squartatore possa essere stato un medico. Tuttavia Gull non era un chirurgo ma un medico di base e non aveva mai operato nessuno nella sua carriera; non poteva pertanto avere nessuna capacità chirurgica.
Non esiste alcuna prova che Gull fosse un massone, in ogni caso la massoneria è una società segreta e non un'organizzazione criminale a cui commissionare omicidi. Inoltre la parola Jewes scritta nel graffito di Goulston Street non ha alcun significato massonico e non ricorre nei testi massonici e nemmeno si capisce perché l'assassino avrebbe dovuto perdere tempo prezioso nella sua fuga per scrivere un messaggio che dava indicazioni corrette agli inquirenti sulla propria identità.
Non esiste parimenti alcuna prova che le cinque vittime dello Squaratore si conoscessero tra loro e nemmeno è chiaro per quale motivo i cospiratori reali avrebbero deciso di riservare trattamenti diversi alle quattro scomode testimoni e ad Annie Elizabeth Crook: avrebbero banalmente potuto uccidere anche Annie Elizabeth. Se i messi reali avessero dovuto ridurre al silenzio le quattro donne lo avrebbero fatto in un tempo molto più breve rispetto agli oltre due mesi che l'assassino ha impiegato; né si spiegherebbe la ferocia impiegata dall'assassino: se fossero stati omicidi su commissione, l'assassino sarebbe stato più rapido possibile senza rischiare inutilmente di sporcarsi di sangue.
Il fatto che Gull possa aver scambiato Catherine Eddowes per Mary Kelly per via della parziale omonimia è poi completamente risibile: le due donne erano diversissime per età e aspetto e non crediamo proprio che l'assassino chiedesse il nome alle vittime prima di sgozzarle, evidentemente avrebbe dovuto sapere in anticipo chi uccidere. E Mary Kelly è evidentemente un nome molto diffuso a Londra: sia nel 1888, sia oggi.
In ultimo, un messo reale con tanto di vetturino al suo servizio avrebbe avuto mezzi migliori che non lo avrebbero costretto a pulire la propria arma con un pezzo di grembiule per poi lasciarlo in un antro dove sapeva sarebbe stato trovato, sarebbe bastato semplicemente portare il coltello sporco con sé sulla carrozza.
Purtroppo questa è una delle teorie più note; è senza dubbio affascinante, ma completamente infondata e assurda. Accusare uno stimato professionista di essere un assassino non è una teoria legittima e non è nemmeno divertente: è un'infamia.
La teoria del complotto reale è una sciocchezza che non merita nessuna considerazione ma solo derisioni e che dovrebbe essere eradicata dal mondo della ripperologia.
La più celebre delle teorie sull'identità di Jack lo Squartatore è senza dubbio quella della cospirazione reale. Secondo questa teoria il Principe Alberto Vittorio, nipote della Regina Vittoria, era solito frequentare i bassifondi dell'East End di Londra, dove avrebbe instaurato una relazione con una donna chiamata Annie Elizabeth Crook, dalla quale avrebbe avuto anche una figlia chiamata Alice Margaret. Ovviamente la famiglia reale non poteva accettare la situazione perché Annie Elizabeth non aveva sangue reale e per di più era cattolica. La Regina decise quindi di risolvere la questione in modo drastico: Annie Elizabeth venne rapita e su di lei furono condotti esperimenti di laboratorio al fine di farle perdere la memoria; durante il rapimento Alice Margaret riuscì invece a fuggire e di lei si persero le tracce per decenni.
La questione sarebbe conclusa se non fosse che a Whitechapel abitava una donna di nome Mary Jane Kelly che conosceva tutta la verità avendo fatto da balia ad Alice Margaret e che aveva confidato i propri segreti a tre amiche. La Regina decise allora di ridurre tutti al silenzio e incaricò il proprio medico personale, Sir William Gull, assistito dal vetturino John Netley di risolvere la questione. Gull iniziò allora a muoversi nell'ombra nelle notti di Whitechapel uccidendo cinque donne: Mary Kelly, le tre amiche e Catherine Eddowes scambiata per Mary Kelly, in quanto anche Catherine alle volte si faceva chiamare Mary Kelly. Dopo aver ucciso la Eddowes, l'assassino avrebbe gettato un brandello del grembiule della donna con cui aveva pulito il coltello in un antro di Goulston Street e lasciò sul muro una scritta in gesso con cui chiariva la propria appartenenza alla massoneria con un linguaggio oscuro e inquietante. La scritta diceva The Juwes are the men That Will not be Blamed for nothing e secondo i teorici del complotto la parola Jewes sarebbe un nome collettivo che nella massoneria viene usato per indicare Jubela, Jubelo e Jubelum, cioè i tre presunti assassini del personaggio immaginario massonico Hiram Abif.
Questa teoria è stata resa popolare dalla serie televisiva Jack The Ripper della BBC del 1973 a cui seguì il celeberrimo libro Jack The Ripper: The Final Solution di Stephen Knight nel 1976. Da allora è la più celebre tra quelle riprese in romanzi e film, tra cui lo sciagurato From Hell con Johnny Depp del 2001: ottimo esempio di cinema e pessimo esempio di ricostruzione storica.
A parte le verifiche storiche che si possono fare, e che non hanno confermato la teoria della cospirazione reale, questa ipotesi non regge nemmeno a un minimo di rigore critico. Sir William Gull aveva 72 anni nel 1888 e non esiste un solo caso nella storia di un rispettato professionista che diventi un serial killer ad età tanto avanzata per ordine altrui. Inoltre aveva avuto almeno due infarti e non sembra proprio un buon candidato ad aver ucciso cinque donne con la forza.
I teorici di questa cospirazione richiamano un'affermazione del dottor Llewellyn sull'omicidio di Mary Ann Nichols, secondo cui l'assassino aveva asportato gli organi con precisione da chirurgo, per sostenere che lo Squartatore possa essere stato un medico. Tuttavia Gull non era un chirurgo ma un medico di base e non aveva mai operato nessuno nella sua carriera; non poteva pertanto avere nessuna capacità chirurgica.
Non esiste alcuna prova che Gull fosse un massone, in ogni caso la massoneria è una società segreta e non un'organizzazione criminale a cui commissionare omicidi. Inoltre la parola Jewes scritta nel graffito di Goulston Street non ha alcun significato massonico e non ricorre nei testi massonici e nemmeno si capisce perché l'assassino avrebbe dovuto perdere tempo prezioso nella sua fuga per scrivere un messaggio che dava indicazioni corrette agli inquirenti sulla propria identità.
Non esiste parimenti alcuna prova che le cinque vittime dello Squaratore si conoscessero tra loro e nemmeno è chiaro per quale motivo i cospiratori reali avrebbero deciso di riservare trattamenti diversi alle quattro scomode testimoni e ad Annie Elizabeth Crook: avrebbero banalmente potuto uccidere anche Annie Elizabeth. Se i messi reali avessero dovuto ridurre al silenzio le quattro donne lo avrebbero fatto in un tempo molto più breve rispetto agli oltre due mesi che l'assassino ha impiegato; né si spiegherebbe la ferocia impiegata dall'assassino: se fossero stati omicidi su commissione, l'assassino sarebbe stato più rapido possibile senza rischiare inutilmente di sporcarsi di sangue.
Il fatto che Gull possa aver scambiato Catherine Eddowes per Mary Kelly per via della parziale omonimia è poi completamente risibile: le due donne erano diversissime per età e aspetto e non crediamo proprio che l'assassino chiedesse il nome alle vittime prima di sgozzarle, evidentemente avrebbe dovuto sapere in anticipo chi uccidere. E Mary Kelly è evidentemente un nome molto diffuso a Londra: sia nel 1888, sia oggi.
In ultimo, un messo reale con tanto di vetturino al suo servizio avrebbe avuto mezzi migliori che non lo avrebbero costretto a pulire la propria arma con un pezzo di grembiule per poi lasciarlo in un antro dove sapeva sarebbe stato trovato, sarebbe bastato semplicemente portare il coltello sporco con sé sulla carrozza.
Purtroppo questa è una delle teorie più note; è senza dubbio affascinante, ma completamente infondata e assurda. Accusare uno stimato professionista di essere un assassino non è una teoria legittima e non è nemmeno divertente: è un'infamia.
La teoria del complotto reale è una sciocchezza che non merita nessuna considerazione ma solo derisioni e che dovrebbe essere eradicata dal mondo della ripperologia.
martedì 19 novembre 2019
The Dolocher: il demone che terrorizzò la Dublino georgiana
Anche la Dublino dell'età georgiana ebbe un pazzo sanguinario che si aggirava di notte per le sue vie mietendo vittime e sparendo nella nebbia: se il più celebre assassino della Londra vittoriana fu Jack lo Squartatore, il mostro che terrorizzò la capitale irlandese fu The Dolocher.
L'unica fonte su questa storia, che oggi appartiene al folklore irlandese, è un articolo del 24 novembre 1832 del Dublin Penny Journal, tuttora disponibile sul sito JSTOR. La storia narra che un assassino e stupratore seriale chiamato Olocher fu rinchiuso nella prigione di Black Dog, nell'odierno quartiere di Cornmarket vicino alla cattedrale di Christ Church. La notte prima del giorno in cui doveva apparire in tribunale, nel 1788, Olocher si suicidò nella sua cella e poche notti dopo un demone con testa nera da maiale cominciò ad aggirarsi per il penitenziario, aggredendo le guardie. Questi episodi si ripeterono per molti giorni, e una notte di una delle guardie furono trovati solo i vestiti, come se il mostro lo avesse divorato.
Il demone fu identificato con lo spirito di Olocher morto suicida e divenne noto con il nome di Dolocher (probabilmente dalla contrazione di The Olocher, diventato poi D'Olocher e infine The Dolocher).
Da allora numerose donne furono attaccate per le vie della città di notte, una di queste a causa dell'aggressione perse il figlio che portava in grembo. Una sera le autorità della città decisero di sterminare tutti i maiali che giravano per la città, che al tempo erano molti, in modo che l'assassino non potesse nascondersi tra di loro. La mattina seguente le strade furono pulite per evitare che le carcasse e il sangue causassero altro panico.
Dolocher sparì durante la primavera e l'estate, ma l'inverno seguente tornò a colpire tra le strade di Dublino. Una notte Dolocher scelse male la propria vittima, attaccando un fabbro che resistette all'assalto e stese l'aggressore. Una folla si raccolse intorno al mostro steso a terra e una volta tolta la maschera da maiale, Dolocher si rivelò essere la guardia penitenziaria che aveva lasciato solo i propri vestiti al suo posto. Una volta scoperto ammise di essere stato anche l'ideatore della mattanza dei maiali; lo scopo di tutta la messinscena era semplice: intendeva solo rapinare le sue vittime. L'uomo morì in carcere a seguito delle percosse del fabbro.
Negli anni la storia di Dolocher ha ispirato alcuni scrittori di thriller. Il primo di questi fu European P. Douglas che nel 2014 ha dedicato a Dolocher il primo volume della serie di thriller che vede protagonista il detective Alderman James; la seconda è stata Caroline Berry, autrice del romanzo The Dolocher del 2016 i cui protagonisti sono la farmacista Merriment O’Grady e il giornalista Solomon Fish.
È ovvio che parte della storia si perda nella leggenda; non si spiega ad esempio come la guardia abbia potuto fingersi morto per così tanto tempo e al contempo confondersi tra i vigilanti. Ma ogni leggenda ha la sua buona dose di punti oscuri e quella di Dolocher non fa eccezione.
Fonti aggiuntive:
L'unica fonte su questa storia, che oggi appartiene al folklore irlandese, è un articolo del 24 novembre 1832 del Dublin Penny Journal, tuttora disponibile sul sito JSTOR. La storia narra che un assassino e stupratore seriale chiamato Olocher fu rinchiuso nella prigione di Black Dog, nell'odierno quartiere di Cornmarket vicino alla cattedrale di Christ Church. La notte prima del giorno in cui doveva apparire in tribunale, nel 1788, Olocher si suicidò nella sua cella e poche notti dopo un demone con testa nera da maiale cominciò ad aggirarsi per il penitenziario, aggredendo le guardie. Questi episodi si ripeterono per molti giorni, e una notte di una delle guardie furono trovati solo i vestiti, come se il mostro lo avesse divorato.
Il demone fu identificato con lo spirito di Olocher morto suicida e divenne noto con il nome di Dolocher (probabilmente dalla contrazione di The Olocher, diventato poi D'Olocher e infine The Dolocher).
Da allora numerose donne furono attaccate per le vie della città di notte, una di queste a causa dell'aggressione perse il figlio che portava in grembo. Una sera le autorità della città decisero di sterminare tutti i maiali che giravano per la città, che al tempo erano molti, in modo che l'assassino non potesse nascondersi tra di loro. La mattina seguente le strade furono pulite per evitare che le carcasse e il sangue causassero altro panico.
Dolocher sparì durante la primavera e l'estate, ma l'inverno seguente tornò a colpire tra le strade di Dublino. Una notte Dolocher scelse male la propria vittima, attaccando un fabbro che resistette all'assalto e stese l'aggressore. Una folla si raccolse intorno al mostro steso a terra e una volta tolta la maschera da maiale, Dolocher si rivelò essere la guardia penitenziaria che aveva lasciato solo i propri vestiti al suo posto. Una volta scoperto ammise di essere stato anche l'ideatore della mattanza dei maiali; lo scopo di tutta la messinscena era semplice: intendeva solo rapinare le sue vittime. L'uomo morì in carcere a seguito delle percosse del fabbro.
Negli anni la storia di Dolocher ha ispirato alcuni scrittori di thriller. Il primo di questi fu European P. Douglas che nel 2014 ha dedicato a Dolocher il primo volume della serie di thriller che vede protagonista il detective Alderman James; la seconda è stata Caroline Berry, autrice del romanzo The Dolocher del 2016 i cui protagonisti sono la farmacista Merriment O’Grady e il giornalista Solomon Fish.
È ovvio che parte della storia si perda nella leggenda; non si spiega ad esempio come la guardia abbia potuto fingersi morto per così tanto tempo e al contempo confondersi tra i vigilanti. Ma ogni leggenda ha la sua buona dose di punti oscuri e quella di Dolocher non fa eccezione.
Fonti aggiuntive:
- Victorian London had Jack the Ripper, Georgian Dublin had the Dolocher
- Irish Ghosts di John J. Dunne (1999)
- The Dolocher: a legend of the Black Dog Prison, Dublin, da The Dublin Penny Journal, 1832
- The Dolocher, Dublin's Night Prowling Demonic Pig
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