The original Italian version is available here.
2001's From Hell, directed by Albert and Allen Hughes, is the most famous movie on the murders of the Whitechapel serial killer. The film, based on the graphic novel with the same name by Alan Moore and Eddie Campbell, boasts a high-level cast that includes Johnny Depp and Heather Graham, but despite the presence of prominent actors and the high budget, the movie fails in virtually all respects.
The theory proposed by the film about the identity of the killer is the the royal conspiracy one, which, as explained in the past, just makes no sense and has no realism. But aside from the absurd path the narration takes, the film doesn't work from a cinematic point of view either. If the intent was to make a distressing and claustrophobic film in which a single investigator uncovers a government conspiracy, the goal has been missed and by far. The film is in fact in large parts slow and boring and adds long unnecessary fragments to its plot: for example an unlikely love story between Inspector Abberline and Mary Kelly or a visit of the two to an art gallery.
The film also adds other laughable nonsense such as the fact that Abberline was addicted to opium and had visions of the murders (practically merging Abberline and Robert Lees into one person). On the contrary From Hell overlooks many important details, such as the actual investigations and the real suspects that the police sifted through at the time, and other aspects such as the letters or the kidney received from George Lusk are treated with astonishing superficiality.
From Hell is therefore a wasted opportunity: instead of making a good film about the Ripper's exploits, the Hughes brothers packaged a shoddy and ridiculous product. However, the Italian translators even managed to make an already poor product worse, by translating the title as The True Story of Jack the Ripper - From Hell, when there's obviously nothing real in this film.
If this is the best that the cinema of the new millennium can create about Jack the Ripper, perhaps it is better to abandon the intent and make no more films on the subject. Because we definitely didn't need something so kitsch.
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sabato 17 luglio 2021
From Hell: just a boring and absurd movie
From Hell: noia e assurdità per un film scadente
Una traduzione in inglese è disponibile qui.
From Hell del 2001, diretto dai fratelli Albert e Allen Hughes, è il più celebre lungometraggio sugli omicidi del serial killer di Whitechapel. Il film, basato sulla graphic novel omonima di Alan Moore ed Eddie Campbell, vanta un cast di alto livello tra cui spiccano Johnny Depp e Heather Graham, ma nonostante la presenza di attori di rilievo e l'alto budget, il film fallisce sotto praticamente tutti i punti di vista.
La teoria proposta dal film sull'identità dell'assassino è quella del complotto reale, che, come spiegato in passato, non ha alcun senso né alcun realismo. Ma a parte la strada assurda che prende la narrazione, il film non funziona neanche dal punto di vista cinematografico. Se l'intento era quello di realizzare un film angosciante e claustrofobico in cui un investigatore scopre un complotto governativo agendo da solo, l'obiettivo è mancato e di molto. Il film è in fatti in ampi tratti lento e noioso e aggiunge alla propria trama lunghi frammenti inutili: ad esempio un'improbabile storia d'amore tra l'ispettore Abberline e Mary Kelly o una visita dei due a una galleria d'arte.
Il film inoltre aggiunge altre sciocchezze davvero risibili come il fatto che Abberline dipendesse dall'oppio e avesse delle visioni degli omicidi (praticamente fondendo in un'unica persona Abberline e Robert Lees). Al contrario From Hell trascura molti dettagli importanti, come le vere indagini e i veri sospettati che la polizia vagliò al tempo, e altri aspetti come le lettere o il rene ricevuto da George Lusk sono trattati con una superficialità sbalorditiva.
From Hell è quindi un'occasione completamente sprecata: invece di cogliere l'opportunità per realizzare un buon film sulle gesta dello Squartatore, i fratelli Hughes hanno confezionato un prodotto scadente e ridicolo. I traduttori italiani sono riusciti comunque a peggiorare un lavoro già povero, traducendo il titolo come La vera storia di Jack lo squartatore - From Hell, quando il realtà è ovvio che di vero in questo film non c'è proprio nulla.
Se questo è il meglio che il cinema del nuovo millennio riesce a creare su Jack lo Squartatore, forse è meglio abbandonare l'intento e non realizzare più film sull'argomento. Perché di una baracconata come From Hell proprio non si sentiva il bisogno.
From Hell del 2001, diretto dai fratelli Albert e Allen Hughes, è il più celebre lungometraggio sugli omicidi del serial killer di Whitechapel. Il film, basato sulla graphic novel omonima di Alan Moore ed Eddie Campbell, vanta un cast di alto livello tra cui spiccano Johnny Depp e Heather Graham, ma nonostante la presenza di attori di rilievo e l'alto budget, il film fallisce sotto praticamente tutti i punti di vista.
La teoria proposta dal film sull'identità dell'assassino è quella del complotto reale, che, come spiegato in passato, non ha alcun senso né alcun realismo. Ma a parte la strada assurda che prende la narrazione, il film non funziona neanche dal punto di vista cinematografico. Se l'intento era quello di realizzare un film angosciante e claustrofobico in cui un investigatore scopre un complotto governativo agendo da solo, l'obiettivo è mancato e di molto. Il film è in fatti in ampi tratti lento e noioso e aggiunge alla propria trama lunghi frammenti inutili: ad esempio un'improbabile storia d'amore tra l'ispettore Abberline e Mary Kelly o una visita dei due a una galleria d'arte.
Il film inoltre aggiunge altre sciocchezze davvero risibili come il fatto che Abberline dipendesse dall'oppio e avesse delle visioni degli omicidi (praticamente fondendo in un'unica persona Abberline e Robert Lees). Al contrario From Hell trascura molti dettagli importanti, come le vere indagini e i veri sospettati che la polizia vagliò al tempo, e altri aspetti come le lettere o il rene ricevuto da George Lusk sono trattati con una superficialità sbalorditiva.
From Hell è quindi un'occasione completamente sprecata: invece di cogliere l'opportunità per realizzare un buon film sulle gesta dello Squartatore, i fratelli Hughes hanno confezionato un prodotto scadente e ridicolo. I traduttori italiani sono riusciti comunque a peggiorare un lavoro già povero, traducendo il titolo come La vera storia di Jack lo squartatore - From Hell, quando il realtà è ovvio che di vero in questo film non c'è proprio nulla.
Se questo è il meglio che il cinema del nuovo millennio riesce a creare su Jack lo Squartatore, forse è meglio abbandonare l'intento e non realizzare più film sull'argomento. Perché di una baracconata come From Hell proprio non si sentiva il bisogno.
mercoledì 17 marzo 2021
I quattro finali della serie televisiva Jack the Ripper del 1988
Una delle più famose trasposizioni filmiche degli omicidi di Whitechapel è la serie televisiva Jack the Ripper del 1988 che vede Michael Caine nel ruolo dell'ispettore Frederick Abberline. La serie, trasmessa in Italia con il titolo di La Vera Storia di Jack lo Squartatore, è godibile dal punto di vista cinematografico, ma si prende molte libertà dal punto di vista narrativo alcune delle quali sono molto ingenue, come il rilievo che viene dato all'attore Richard Mansfield come possibile sospettato solo per la sua capacità di trasformarsi sul palco (in base a questo ragionamento, qualunque attore al mondo sarebbe un potenziale serial killer).
Della serie sono stati girati quattro finali con quattro differenti colpevoli, almeno questo è ciò che sostiene la stampa anche se i tre che non sono finiti nel montaggio definitivo non sono mai emersi in più di trent'anni, il che fa pensare che in realtà non esistano. In ogni caso i quattro finali sono stati riportati nella novelization della serie scritta da Mark Daniel. Oltre a William Gull, che è lo Squartatore nella serie TV, gli altri tre presunti colpevoli sono l'attivista George Lusk, l'ispettore John Spratling e il principe Alberto, nipote della Regina Vittoria. Il primo adduce come propria motivazione il voler creare scompiglio sociale e far cadere l'oligarchia. Il secondo è mosso da odio verso le prostitute sulla base di motivazioni religiose. Il terzo odia le prostitute in quanto sostiene di stare morendo per colpa loro, evidentemente sottintendendo di aver contratto una malattia venerea. Nessuno dei tre risponde alle domande più ovvie che scaturirebbero da motivazioni tanto strampalate, ovvero perché abbiano deciso di colpire proprio a Whitechapel e in un arco temporale così lungo.
I tre finali alternativi non sono quindi meno risibili di quello scelto dagli autori. George Lusk è forse un candidato meno assurdo degli altri due, ma anche se nella serie TV viene ritratto come un violento marxista nella realtà era invece un uomo pacifico.
Gli altri finali, quindi, non avrebbero salvato la serie da un epilogo che in parte la rovina. Purtroppo resta una buona opera artistica, ma nulla di più.
Della serie sono stati girati quattro finali con quattro differenti colpevoli, almeno questo è ciò che sostiene la stampa anche se i tre che non sono finiti nel montaggio definitivo non sono mai emersi in più di trent'anni, il che fa pensare che in realtà non esistano. In ogni caso i quattro finali sono stati riportati nella novelization della serie scritta da Mark Daniel. Oltre a William Gull, che è lo Squartatore nella serie TV, gli altri tre presunti colpevoli sono l'attivista George Lusk, l'ispettore John Spratling e il principe Alberto, nipote della Regina Vittoria. Il primo adduce come propria motivazione il voler creare scompiglio sociale e far cadere l'oligarchia. Il secondo è mosso da odio verso le prostitute sulla base di motivazioni religiose. Il terzo odia le prostitute in quanto sostiene di stare morendo per colpa loro, evidentemente sottintendendo di aver contratto una malattia venerea. Nessuno dei tre risponde alle domande più ovvie che scaturirebbero da motivazioni tanto strampalate, ovvero perché abbiano deciso di colpire proprio a Whitechapel e in un arco temporale così lungo.
I tre finali alternativi non sono quindi meno risibili di quello scelto dagli autori. George Lusk è forse un candidato meno assurdo degli altri due, ma anche se nella serie TV viene ritratto come un violento marxista nella realtà era invece un uomo pacifico.
Gli altri finali, quindi, non avrebbero salvato la serie da un epilogo che in parte la rovina. Purtroppo resta una buona opera artistica, ma nulla di più.
venerdì 30 ottobre 2020
Dr. Jekyll and Sister Hyde (Barbara, il mostro di Londra) di Roy Ward Baker, 1971
Nel 1971 la Hammer Film Production ha portato sul grande schermo una libera reinterpretazione del romanzo di Robert Louis Stevenson Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde intitolato Dr. Jekyll and Sister Hyde (tradotto in italiano come Barbara, il mostro di Londra).
Nel film il dottor Jekyll, lontanissimo dall'integerrimo medico del romanzo di Stevenson, è alla ricerca del siero della lunga vita e basa i suoi esperimenti su ormoni femminili, partendo dal presupposto scientifico che le donne vivono più a lungo degli uomini. Il dottor Jekyll prova la pozione di sua invenzione su di sé con l'effetto di trasformarsi in una bellissima donna malvagia a cui attribuisce il nome di Edwina Hyde (Barbara, nella traduzione italiana) e che spaccia per la propria sorella che usa il cognome del defunto marito.
Per continuare i suoi esperimenti Jekyll ha bisogno di sangue femminile. Dapprima commissionerà una serie di omicidi alla coppia di assassini formata da Burke e Hare (che nella realtà agirono in Scozia tra il 1827 e il 1828, mentre il film è ambientato in concomitanza con gli omicidi di Whitechapel); ma quando i due verranno presi e linciati dalla folla, Jekyll compirà gli omicidi da solo grazie al suo insospettabile alter ego femminile. Gli omicidi di Edwina Hyde verranno confusi dalla popolazione e dalla polizia con quelli coevi di Jack lo Squartatore e il dottor Jekyll verrà accusato di entrambe le sequenze di delitti.
Il film è quindi un pastiche tra il dottor Jekyll e Mr Hyde, Burke e Hare (a cui è ispirata un'altra novella di Robert Louis Stevenson, intitolata Il Trafugatore di Salme) e Jack lo Squartatore, con l'aggiunta della femme fatal.
Ovviamente va preso per quello che è: un'ora e mezza di divertimento senza pretese di storicità o contenuti. La trama è infatti praticamente inesistente e tutto il film è basato sul fascino di Martine Beswick (che nel decennio precedente era stata la Bond girl di Thunderball e Dalla Russia con Amore) che interpreta Edwina Hyde. Se approcciato con le giuste aspettative, il film è comunque godibile e si lascia vedere volentieri grazie anche a un'ottima ricostruzione della Londra vittoriana.
Nel film il dottor Jekyll, lontanissimo dall'integerrimo medico del romanzo di Stevenson, è alla ricerca del siero della lunga vita e basa i suoi esperimenti su ormoni femminili, partendo dal presupposto scientifico che le donne vivono più a lungo degli uomini. Il dottor Jekyll prova la pozione di sua invenzione su di sé con l'effetto di trasformarsi in una bellissima donna malvagia a cui attribuisce il nome di Edwina Hyde (Barbara, nella traduzione italiana) e che spaccia per la propria sorella che usa il cognome del defunto marito.
Per continuare i suoi esperimenti Jekyll ha bisogno di sangue femminile. Dapprima commissionerà una serie di omicidi alla coppia di assassini formata da Burke e Hare (che nella realtà agirono in Scozia tra il 1827 e il 1828, mentre il film è ambientato in concomitanza con gli omicidi di Whitechapel); ma quando i due verranno presi e linciati dalla folla, Jekyll compirà gli omicidi da solo grazie al suo insospettabile alter ego femminile. Gli omicidi di Edwina Hyde verranno confusi dalla popolazione e dalla polizia con quelli coevi di Jack lo Squartatore e il dottor Jekyll verrà accusato di entrambe le sequenze di delitti.
Il film è quindi un pastiche tra il dottor Jekyll e Mr Hyde, Burke e Hare (a cui è ispirata un'altra novella di Robert Louis Stevenson, intitolata Il Trafugatore di Salme) e Jack lo Squartatore, con l'aggiunta della femme fatal.
Ovviamente va preso per quello che è: un'ora e mezza di divertimento senza pretese di storicità o contenuti. La trama è infatti praticamente inesistente e tutto il film è basato sul fascino di Martine Beswick (che nel decennio precedente era stata la Bond girl di Thunderball e Dalla Russia con Amore) che interpreta Edwina Hyde. Se approcciato con le giuste aspettative, il film è comunque godibile e si lascia vedere volentieri grazie anche a un'ottima ricostruzione della Londra vittoriana.
venerdì 30 novembre 2018
Mark Sohn - Sherlock Holmes and the Whitechapel Murders
Tra i pastiche letterari più recenti che vedono Sherlock Holmes indagare sugli omicidi di Jack lo Squartatore si trova il romanzo di esordio dello scrittore britannico Mark Sohn intitolato Sherlock Holmes and the Whitechapel Murders pubblicato nel 2017. Del libro esiste anche una traduzione italiana pubblicata nel 2018 con il titolo Sherlock Holmes - L'assassino di Whitechapel.
Come è ovvio il racconto è narrato dal punto di vista del dottor Watson che accompagna Holmes nella sua indagine, lo spunto narrativo non è sicuramente originale visto che l'omicida di Whitechapel e il detective nato dalla fantasia di Arthur Conan Doyle si sono incontrati decine di volte in film e romanzi, tuttavia Mark Sohn riesce a dare un tocco di originalità alla sua opera aggiungendo alla trama una vasta cospirazione che è però molto lontana da quella reale o massonica che si trova spessissimo in questo tipo di fiction, come ad esempio nel celeberrimo film Murder By Decree del 1979. Sohn aggiunge anche una dose di violenza e depravazione che non trovano riscontro in nessun altra opera del genere. La figura di Holmes descritta dall'autore è comunque abbastanza aderente a quella dei romanzi del canone, con un Holmes in grado di ricorrere alle mani e all'azione per risolvere molte situazioni.
L'autore intreccia il lavoro di Holmes con quello della polizia vittoriana e tra i personaggi del romanzo troviamo infatti Donald Swanson, Robert Anderson e Frederick Abberline, i cui rapporti con Holmes sono spesso tesi. Sohn attinge anche da alcuni espedienti narrativi copiati dal film per la TV Jack the Ripper del 1988 con Michael Caine, come il fatto che non sia possibile coprire a piedi la distanza tra Berner Street (luogo dell'uccisione di Elizabeth Stride) e Mitre Square (luogo dell'uccisione di Catherine Eddowes) nel tempo che ebbe a disposizione l'assassino nella notte del double event e che questo comporti che gli assassini erano più persone che si spostavano con una carrozza (in realtà i due luoghi distano poco più di un chilometro, distanza che si percorre a piedi a passo normale in meno di un quarto d'ora).
In alcuni passi l'autore lascia andare un po' troppo la sua fantasia portando Holmes e Watson ad affrontare situazioni completamente assurde e proprio per questo il romanzo perde un po' di attrattiva, e la conclusione a cui giungono gli inquirenti è completamente irrealistica (anche se questo non è necessariamente un difetto, visto che si tratta comunque di un'opera di fantasia).
In sintesi questa prima opera di Mark Sohn, che ha all'attivo anche un secondo volume intitolato The Absentee Detective che vede ancora Sherlock Holmes protagonista, è un buon romanzo che regala qualche ora di divertimento e qualche spunto originale nonostante il tema sia stato utilizzato dagli autori apocrifi di Holmes innumerevoli volte. Tuttavia avrebbe potuto essere più breve togliendo qualche parte meno realistica; così resta un buon libro che sicuramente perde il confronto contro tanti altri usciti negli ultimi anni.
Come è ovvio il racconto è narrato dal punto di vista del dottor Watson che accompagna Holmes nella sua indagine, lo spunto narrativo non è sicuramente originale visto che l'omicida di Whitechapel e il detective nato dalla fantasia di Arthur Conan Doyle si sono incontrati decine di volte in film e romanzi, tuttavia Mark Sohn riesce a dare un tocco di originalità alla sua opera aggiungendo alla trama una vasta cospirazione che è però molto lontana da quella reale o massonica che si trova spessissimo in questo tipo di fiction, come ad esempio nel celeberrimo film Murder By Decree del 1979. Sohn aggiunge anche una dose di violenza e depravazione che non trovano riscontro in nessun altra opera del genere. La figura di Holmes descritta dall'autore è comunque abbastanza aderente a quella dei romanzi del canone, con un Holmes in grado di ricorrere alle mani e all'azione per risolvere molte situazioni.
L'autore intreccia il lavoro di Holmes con quello della polizia vittoriana e tra i personaggi del romanzo troviamo infatti Donald Swanson, Robert Anderson e Frederick Abberline, i cui rapporti con Holmes sono spesso tesi. Sohn attinge anche da alcuni espedienti narrativi copiati dal film per la TV Jack the Ripper del 1988 con Michael Caine, come il fatto che non sia possibile coprire a piedi la distanza tra Berner Street (luogo dell'uccisione di Elizabeth Stride) e Mitre Square (luogo dell'uccisione di Catherine Eddowes) nel tempo che ebbe a disposizione l'assassino nella notte del double event e che questo comporti che gli assassini erano più persone che si spostavano con una carrozza (in realtà i due luoghi distano poco più di un chilometro, distanza che si percorre a piedi a passo normale in meno di un quarto d'ora).
In alcuni passi l'autore lascia andare un po' troppo la sua fantasia portando Holmes e Watson ad affrontare situazioni completamente assurde e proprio per questo il romanzo perde un po' di attrattiva, e la conclusione a cui giungono gli inquirenti è completamente irrealistica (anche se questo non è necessariamente un difetto, visto che si tratta comunque di un'opera di fantasia).
In sintesi questa prima opera di Mark Sohn, che ha all'attivo anche un secondo volume intitolato The Absentee Detective che vede ancora Sherlock Holmes protagonista, è un buon romanzo che regala qualche ora di divertimento e qualche spunto originale nonostante il tema sia stato utilizzato dagli autori apocrifi di Holmes innumerevoli volte. Tuttavia avrebbe potuto essere più breve togliendo qualche parte meno realistica; così resta un buon libro che sicuramente perde il confronto contro tanti altri usciti negli ultimi anni.
giovedì 15 febbraio 2018
Lyndsay Faye - Dust and Shadow
Dust and Shadow è il romanzo di esordio della scrittrice americana Lyndsay Faye pubblicato nel 2009; il libro, di cui esiste anche un'edizione italiana intitolata Sherlock Holmes - Il mostro dell'East End, costituisce un racconto apocrifo che vede protagonista il celebre detective Sherlock Holmes alle prese con l'indagine su Jack lo Squartatore nella Londra vittoriana. Come nella tradizione del canone di Arthur Conan Doyle, il racconto è sotto forma di diario scritto dal Dr. Watson che assiste Holmes nelle sue indagini.
Watson e Holmes si muovono nella capitale inglese del 1888 tra Baker Street e Whitechapel, incontrano molti personaggi creati dalla fantasia dell'autrice (come Mary Ann Monk, amica di Polly Nichols che avrà un ruolo fondamentale nell'aiutare gli investigatori) e incontreranno numerose difficoltà, tra le quali il fatto che dopo il double event, durante il quale Holmes si infortuna cercando di rincorrere l'assassino, la stampa scandalistica diffonderà il sospetto che il celebre seria killer sia proprio l'investigatore. Alla fine i due scopriranno l'identità dello Squartatore che però non verrà divulgata e resterà nota solo alle persone che hanno partecipato alle ultime fasi dell'indagine.
Quella di Lyndsay Faye è una delle opere di narrativa sullo Squartatore più convincenti, la descrizione dei luoghi è molto efficace e lo è anche lo stile narrativo che ricalca con successo quello del creatore di Sherlock Holmes. La vicenda narrata non si discosta troppo dai veri eventi di Whitechapel dell'autunno del 1888 e questo è sicuramente un pregio del romanzo di Lyndsay Faye che non incappa negli errori che inficiano in gran parte altri romanzi dedicati allo Squartatore come il celebre A Study in Terror di Ellery Queen.
Dust and Shadow è quindi un romanzo che intrattiene e diverte, è un'ottimo esordio per una scrittrice che ad oggi ha all'attivo altri due romanzi su Sherlock Holmes, una rivistazione di Jane Eyre di Charlotte Brontë e una trilogia ambientata a New York del diciannovesimo secolo. Dust and Shadow sarà una piacevole scoperta, sia per gli appassionati di Sherlock Holmes sia per i ripperologi che vi troveranno un'opera di fiction di altissimo livello.
Watson e Holmes si muovono nella capitale inglese del 1888 tra Baker Street e Whitechapel, incontrano molti personaggi creati dalla fantasia dell'autrice (come Mary Ann Monk, amica di Polly Nichols che avrà un ruolo fondamentale nell'aiutare gli investigatori) e incontreranno numerose difficoltà, tra le quali il fatto che dopo il double event, durante il quale Holmes si infortuna cercando di rincorrere l'assassino, la stampa scandalistica diffonderà il sospetto che il celebre seria killer sia proprio l'investigatore. Alla fine i due scopriranno l'identità dello Squartatore che però non verrà divulgata e resterà nota solo alle persone che hanno partecipato alle ultime fasi dell'indagine.
Quella di Lyndsay Faye è una delle opere di narrativa sullo Squartatore più convincenti, la descrizione dei luoghi è molto efficace e lo è anche lo stile narrativo che ricalca con successo quello del creatore di Sherlock Holmes. La vicenda narrata non si discosta troppo dai veri eventi di Whitechapel dell'autunno del 1888 e questo è sicuramente un pregio del romanzo di Lyndsay Faye che non incappa negli errori che inficiano in gran parte altri romanzi dedicati allo Squartatore come il celebre A Study in Terror di Ellery Queen.
Dust and Shadow è quindi un romanzo che intrattiene e diverte, è un'ottimo esordio per una scrittrice che ad oggi ha all'attivo altri due romanzi su Sherlock Holmes, una rivistazione di Jane Eyre di Charlotte Brontë e una trilogia ambientata a New York del diciannovesimo secolo. Dust and Shadow sarà una piacevole scoperta, sia per gli appassionati di Sherlock Holmes sia per i ripperologi che vi troveranno un'opera di fiction di altissimo livello.
giovedì 28 dicembre 2017
Marie Belloc Lowndes - The Lodger
Nel 1913 la giallista britannica Marie Belloc Lowndes pubblicò il romanzo Il Pensionante (The Lodger, in originale) che resta ad oggi la sua opera più famosa, anche grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche tra cui il celeberrimo film muto omonimo di Alfred Hitchcock del 1927.
Il romanzo narra di due coniugi, i signori Bunting, proprietari di un piccolo albergo in Marylebone Road, nella città di Westminster, che dopo un periodo in cui non hanno ricevuto ospiti si ritrovano ad avere un pensionante bizzarro e misterioso dai comportamenti strani: l'uomo ama la solitudine, esce solo con il buio e spesso i suoi vestiti usati spariscono nel nulla e ha esigenza di comprarne di nuovi.
Nello stesso periodo nella capitale inglese avvengono una serie di omicidi compiuti da un serial killer che uccide giovani donne nell'East End e che lascia attaccati ai vestiti delle proprie vittime piccoli pezzi di carta con la propria firma: Il Vendicatore (The Avenger). I delitti del Vendicatore sono un chiaro rimando a quelli avvenuti veramente a Londra nel 1888 ad opera di Jack lo Squartatore; infatti il Vendicatore compie anche un double event uccidendo due donne nella stessa notte.
La stampa si occupa assiduamente dei delitti del serial killer fino a farli diventare l'unico argomento di cui tratta. Al contempo i Bunting maturano il sospetto che il loro pensionante sia proprio il Vendicatore e vivono nel dubbio cercando informazioni sull'ospite ma sempre con scarso risultato.
L'azione si svolge in una Londra attanagliata dal freddo e dalla nebbia nei mesi di novembre e dicembre, anche se il clima rigido viene vissuto dall'interno della residenza dei Bunting; infatti pochissime scene si svolgolo al di fuori della di essa. La vicenda vede come protagonisti solo quattro personaggi, oltre ai conuigi Bunting prendono parte alla storia Daisy Bunting, figlia del signor Bunting avuta da un matrimonio precedente, e il poliziotto Joe Chandler, amico di Bunting che lo aggiorna sulle nuove scoperte sul pericoloso assassino.
Alla fine non viene dipanato il dubbio se il pensionante sia Il Vendicatore o no, l'autrice conclude il racconto con la sparizione nel nulla del misterioso ospite e con la fine senza una spiegazione del delitti del serial killer.
Questo gradevole romanzo è solo una curiosità all'interno della corposa matassa della ripperologia, ma è comunque una divertente lettura che intrattiene. In realtà lo smaliziato lettore odierno si rende conto che gli indizi di colpevolezza contro il pensionante sono molto deboli e che vestiti che spariscono e uscite notturne non fanno di un uomo un serial killer, ma trattandosi di un romanzo di oltre un secolo fa, poco importa.
Il Pensionante resta un thriller psicologico ben congegnato, che sicuramente incontrerà in favore degli appassionati del giallo classico e anche di chi si interessa ai delitti del vero Squartatore di Londra.
Il romanzo narra di due coniugi, i signori Bunting, proprietari di un piccolo albergo in Marylebone Road, nella città di Westminster, che dopo un periodo in cui non hanno ricevuto ospiti si ritrovano ad avere un pensionante bizzarro e misterioso dai comportamenti strani: l'uomo ama la solitudine, esce solo con il buio e spesso i suoi vestiti usati spariscono nel nulla e ha esigenza di comprarne di nuovi.
Nello stesso periodo nella capitale inglese avvengono una serie di omicidi compiuti da un serial killer che uccide giovani donne nell'East End e che lascia attaccati ai vestiti delle proprie vittime piccoli pezzi di carta con la propria firma: Il Vendicatore (The Avenger). I delitti del Vendicatore sono un chiaro rimando a quelli avvenuti veramente a Londra nel 1888 ad opera di Jack lo Squartatore; infatti il Vendicatore compie anche un double event uccidendo due donne nella stessa notte.
La stampa si occupa assiduamente dei delitti del serial killer fino a farli diventare l'unico argomento di cui tratta. Al contempo i Bunting maturano il sospetto che il loro pensionante sia proprio il Vendicatore e vivono nel dubbio cercando informazioni sull'ospite ma sempre con scarso risultato.
L'azione si svolge in una Londra attanagliata dal freddo e dalla nebbia nei mesi di novembre e dicembre, anche se il clima rigido viene vissuto dall'interno della residenza dei Bunting; infatti pochissime scene si svolgolo al di fuori della di essa. La vicenda vede come protagonisti solo quattro personaggi, oltre ai conuigi Bunting prendono parte alla storia Daisy Bunting, figlia del signor Bunting avuta da un matrimonio precedente, e il poliziotto Joe Chandler, amico di Bunting che lo aggiorna sulle nuove scoperte sul pericoloso assassino.
Alla fine non viene dipanato il dubbio se il pensionante sia Il Vendicatore o no, l'autrice conclude il racconto con la sparizione nel nulla del misterioso ospite e con la fine senza una spiegazione del delitti del serial killer.
Questo gradevole romanzo è solo una curiosità all'interno della corposa matassa della ripperologia, ma è comunque una divertente lettura che intrattiene. In realtà lo smaliziato lettore odierno si rende conto che gli indizi di colpevolezza contro il pensionante sono molto deboli e che vestiti che spariscono e uscite notturne non fanno di un uomo un serial killer, ma trattandosi di un romanzo di oltre un secolo fa, poco importa.
Il Pensionante resta un thriller psicologico ben congegnato, che sicuramente incontrerà in favore degli appassionati del giallo classico e anche di chi si interessa ai delitti del vero Squartatore di Londra.
venerdì 31 marzo 2017
Ellery Queen - Uno Studio in Nero
Nel 1966 Ellery Queen, nome d'arte usato dai due cugini Frederic Dannay e Manfred Bennington Lee, pubblicarono il libro Uno Studio in Nero (A Study in Terror, nella versione originale), novelization del film omonimo dell'anno precedente di cui abbiamo già parlato. Nel romanzo lo scrittore e detective Ellery Queen riceve per posta un manoscritto del dottor Watson che narra l'indagine condotta da Sherlock Holmes per scovare Jack lo Squartatore nell'autunno del 1888 a Whitechapel. La parte del libro relativa a Watson e Holmes è stata scritta da Paul W. Fairman, mentre le brevi parti con i commenti di Ellery Queen sono stati scritti dai due cugini titolari del marchio.
La storia narrata nel manoscritto si prende qualche libertà rispetto a quanto accade nel film, ma è complessivamente la stessa. Il racconto di Watson termina con la stessa conclusione, cioè che lo Squartatore sarebbe il nobile Lord Carfax; tuttavia Queen aggiunge al termine della propria lettura il colpo di scena in cui rivela che Holmes ha volutamente fatto credere che il colpevole fosse Carfax mentre nella realtà era l'anziano padre dello stesso, di cui sia Holmes sia Carfax hanno preferito non macchiare la reputazione.
A parte il colpo di scena finale che aggiunge un bel tocco di creatività, questo è davvero uno dei peggiori romanzi di Ellery Queen. Nulla di quanto succede ha alcuna parvenza di senso, ad esempio non si capisce proprio per quale motivo Holmes avrebbe dovuto salvare la reputazione del vero Squartatore quando questi era già morto, e non è meno risibile che un anziano nobile giri per le strade a squartare prostitute. Nel racconto non esiste alcun riferimento alle vere vittime dello Squartatore (aspetto che nel film era salvaguardato), salvo una di esse che viene chiamata genericamente "Polly" senza un cognome ed indicata come quinta vittima. In questa trama lo Squartatore è semplicemente un mostro come un altro, avrebbe potuto essere sostituito da Mr Hyde o Dracula e la storia sarebbe rimasta immutata.
Questo breve romanzo è, in sintesi, poco più di una curiosità all'interno della vicenda di Jack lo Squartatore che non aggiunge nulla alla storia del serial killer, ma è anche una delle peggiori prove di uno dei più grandi giallisti di ogni tempo.
La storia narrata nel manoscritto si prende qualche libertà rispetto a quanto accade nel film, ma è complessivamente la stessa. Il racconto di Watson termina con la stessa conclusione, cioè che lo Squartatore sarebbe il nobile Lord Carfax; tuttavia Queen aggiunge al termine della propria lettura il colpo di scena in cui rivela che Holmes ha volutamente fatto credere che il colpevole fosse Carfax mentre nella realtà era l'anziano padre dello stesso, di cui sia Holmes sia Carfax hanno preferito non macchiare la reputazione.
A parte il colpo di scena finale che aggiunge un bel tocco di creatività, questo è davvero uno dei peggiori romanzi di Ellery Queen. Nulla di quanto succede ha alcuna parvenza di senso, ad esempio non si capisce proprio per quale motivo Holmes avrebbe dovuto salvare la reputazione del vero Squartatore quando questi era già morto, e non è meno risibile che un anziano nobile giri per le strade a squartare prostitute. Nel racconto non esiste alcun riferimento alle vere vittime dello Squartatore (aspetto che nel film era salvaguardato), salvo una di esse che viene chiamata genericamente "Polly" senza un cognome ed indicata come quinta vittima. In questa trama lo Squartatore è semplicemente un mostro come un altro, avrebbe potuto essere sostituito da Mr Hyde o Dracula e la storia sarebbe rimasta immutata.
Questo breve romanzo è, in sintesi, poco più di una curiosità all'interno della vicenda di Jack lo Squartatore che non aggiunge nulla alla storia del serial killer, ma è anche una delle peggiori prove di uno dei più grandi giallisti di ogni tempo.
venerdì 24 febbraio 2017
A Study in Terror (Sherlock Holmes Notti di Terrore) - film di James Hill, 1965
Il film A Study in Terror (tradotto in italiano come Sherlock Holmes Notti di Terrore) del 1965 costituisce la prima opera cinematografica in cui il celebre serial killer di Whitechapel incontra l'investigatore nato dalla creatività di Sir Arthur Conan Doyle; in oltre un secolo i due si sono incontrati moltissime volte in film, romanzi e videogiochi. Il film servì anche come spunto per il romanzo di Ellery Queen dallo stesso titolo (e non viceversa, come molti credono) uscito l'anno seguente.
Il film si apre con l'omicidio di Emma Smith che viene pugnalata al collo nelle strade di Whitechapel. Poco dopo anche Polly Nichols, dopo aver trascorso la serata nel locale di un uomo chiamato Max Steiner, fa la stessa fine per mano dello stesso assassino. Dopo l'omicidio di Annie Chapman in circostanze analoghe alle due precedenti, l'azione si sposta nella casa di Sherlock Holmes dove Watson sta leggendo disgustato sul giornale delle prostitute morte a Whitechapel. Holmes riceve quindi per posta una scatola contenente strumenti chirurgici da cui manca un bisturi per le autopsie. Holmes capisce che l'oggetto è stato dato in pegno in un negozio di Whitechapel e trova uno stemma nobiliare sotto un pezzo di velluto sovraimposto da cui riesce a risalire alla famiglia a cui l'oggetto era appartenuto.
Holmes e Watson incontrano quindi il duca Osborne, che conferma che gli strumenti appartengono al figlio Michael il quale ha lasciato le casa ed è stato disconosciuto. Prima di lasciare il palazzo i due incontrano anche il secondogenito del duca, Lord Carfax, che si mostra più desideroso di fornire informazioni e conferma di non aver più legami con il fratello che era andato a studiare alla Sorbona senza però completare gli studi, da allora era tornato in Inghilterra dove non aveva più allacciato rapporti con la famiglia.
Holmes e Watson si spostano quindi al negozio di pegni di Whitechapel da cui l'oggetto ricevuto era stato acquistato da una donna di nome Angela Osborne. I due incontrano poi l'ispettore Lestrade che li aiuta a visionare il cadavere di Annie Chapman e all'obitorio incontrano anche il medico Murray. Il dottore, che viene assistito da un aiutante dall'aspetto sinistro e malato, oltre a esercitare la professione medica è proprietario di un ospizio per diseredati poco distante. Su indicazione di Holmes, Watson va all'ospizio a chiedere di incontrare Angela Watson e insiste con forza anche dopo che gli viene detto che la donna non è lì. Dopo l'alterco tra Watson, Murray e la nipote Sally (che insieme al medico gestisce la struttura), quest'ultima lascia l'ospizio e viene seguita da Holmes travestito da barbone. L'investigatore quindi ritrova Lord Carfax nella casa in cui Sally entra.
Carfax a quel punto confessa la storia del fratello per intero. Michael tornò dalla Francia e sposò una prostituta, un uomo che venne a sapere il fatto minacciò Carfax di rivelare la verità al padre. Carfax dovette pagare per comprare il silenzio del ricattatore, fino quando convinse l'uomo a rivelargli dove Michael si nascondesse. Il ricattatore gli rispose che lo avrebbe trovato all'ospizio di Murray, ma lì viene detto a Carfax che il fratello è rimasto per qualche tempo ma ora non c'è più, tuttavia questo gli consentì di conoscere Sally. Carfax aggiunge che con i soldi estorti il ricattatore si comprò una taverna, lo spettatore capisce quindi che si tratta di Max Steiner.
Holmes e Watson vanno quindi alla taverna di Steiner dove Watson attira le attenzioni, non ricambiate, di Catherine Eddowes; i due fronteggiano il proprietario chiedendogli indicazioni su dove si trovi Michael. Holmes capisce quindi che la prostituta sposata da Micheal era proprio Angela Osborne la quale era alleata di Steiner nel ricatto, questi però sostiene di non sapere dove la donna si trovi. Mentre si allontanano i due vengono aggrediti da due sconosciuti, che Holmes mette fuori combattimento dimostrando di saper usare bene mani e bastone. Quella stessa notte Elizabeth Stride viene pugnalata e uccisa in mezzo alla strada.
Visto il montare della protesta popolare che denuncia la situazione di degrado, il Primo Ministro incarica Mycroft Holmes di convincere il fratello Sherlock ad occuparsi ufficialmente del caso. Mentre Mycroft parla con Sherlock irrompe Lestrade che porta a Holmes la famosa lettera Dear Boss. Holmes incontra ancora Murray mentre questo è intento all'esame autoptico sul corpo della Stride sempre assisto dal suo sinistro aiutante; il medico conferma a Holmes che l'assassino delle quattro donne è lo stesso e che questo deve avere alcune basi di conoscenza medica. Holmes manifesta quindi i suoi sospetti nei confronti di Micheal Osborne, che aveva conoscenze mediche e buoni motivi per odiare le prostitute.
Quella notte perde la vita anche Mary Kelly che attira dalla finestra lo Squartatore nelle propria casa. Holmes torna all'obitorio dove e viene aggredito dallo Squartatore che però riesce a fuggire senza farsi vedere in faccia.
Holmes torna quindi a incontrare Murray che gli racconta di aver davvero conosciuto Micheal Osborne e che questi scoprì il piano criminale di Angela Osborne e Max Steiner. Durante uno scontro fisico tra Michael e Steiner una bottiglia di acido finì accidentalmente sul viso di Angela che rimase sfigurata. Murray rivela quindi a Holmes l'ultimo pezzo del puzzle: Micheal Osborne è ancora all'ospizio ed è proprio il suo strano aiutante. Poco dopo Holmes e Watson vengono condotti a vedere lo scempio che lo Squartatore ha fatto del corpo della Kelly.
Holmes e Watson vanno quindi di nuovo a incontrare Steiner dove riescono, anche con metodi poco ortodossi, a convincerlo a farli incontrare Angela, che è la vera proprietaria della taverna, in quanto Max è solo uno stipendiato. La donna durante la discussione conferma la ricostruzione di Holmes e mostra il lato sfigurato del suo volto. Il giorno seguente Holmes e Carfax riportano Micheal nella casa paterna, dove viene riaccolto.
Resta solo da scoprire l'identità dello Squartatore, Holmes lo ha già evinto ma per il momento non lo rivela. Holmes si nasconde quindi nottetempo in casa di Angela sapendo che sarà lei la prossima vittima, lo Squartatore non si fa attendere e Holmes lo disarma e conferma i suoi sospetti: l'omicida è Lord Carfax. I due lottano e la casa va a fuoco dopo che Carfax, con un urlo animalesco, lancia una lampada addosso a Holmes. L'investigatore scappa, mentre Carfax resta ucciso.
In ultimo, tornati a casa, Holmes spiega a Watson come ha fatto ha scoprire l'assassino da dettagli apparentemente insignificanti e che Carfax voleva in realtà eliminare solo Angela perché non infangasse il nome di famiglia, ma non avendola mai vista pensò di eliminare una alla volta tutte le prostitute di Whitechapel.
Come è ovvio, questo film non ha alcuna pretesa di storicità, ma regala solo un'ora e mezza di divertimento. La storia come narrata si prende infatti molte libertà rispetto a come si è svolta in realtà. Anzitutto le vittime vengono solo pugnalate e non sgozzate e sventrate. Nel film viene anche detto che la Nichols è morta a tre giorni di distanza dalla Smith, mentre nella realtà passarono ben cinque mesi. Polly Nichols viene uccisa in una vasca di acqua, mentre nella realtà fu trovata in strada. In ultimo, nel film Mary Kelly attira il suo assassino nella sua casa al primo piano, ma è ben noto che la donna vivesse al piano terra e questo fu fondamentale per il modo in cui il cadavere fu trovato.
Il film si concede anche qualche grossolana ingenuità. Come il coltello che perfora il collo della Smith e che viene dall'assassino lasciato nel corpo della vittima. Al contrario mostra un Holmes più simile a quello del canone di Arthur Conan Doyle, in grado di passare all'azione e anche alle mani quando la situazione lo richiede.
Il doppiaggio italiano è impreziosito dalla presenza di voci storiche, quali Giuseppe Rinaldi che dà la voce a Sherlock Holmes e Ferruccio Amendola che doppia ben tre comparse: il macellaio che rifiuta i favori sessuali di Annie Chapman, il poliziotto che invita Elizabeth Stride a non stare in giro di notte e il maggiordomo del Primo Ministro.
Oltre ad essere un film divertente a interessante, questa pellicola costituisce anche la prima fiction che mostra l'ipotesi del complotto reale (anche gli Osborne sono dei duchi di cui non è chiara la parentela con la famiglia della regina), ma come è evidente dalla trama del film questa non ha alcun realismo e può essere giusto relegata alle fiction.
Il film si apre con l'omicidio di Emma Smith che viene pugnalata al collo nelle strade di Whitechapel. Poco dopo anche Polly Nichols, dopo aver trascorso la serata nel locale di un uomo chiamato Max Steiner, fa la stessa fine per mano dello stesso assassino. Dopo l'omicidio di Annie Chapman in circostanze analoghe alle due precedenti, l'azione si sposta nella casa di Sherlock Holmes dove Watson sta leggendo disgustato sul giornale delle prostitute morte a Whitechapel. Holmes riceve quindi per posta una scatola contenente strumenti chirurgici da cui manca un bisturi per le autopsie. Holmes capisce che l'oggetto è stato dato in pegno in un negozio di Whitechapel e trova uno stemma nobiliare sotto un pezzo di velluto sovraimposto da cui riesce a risalire alla famiglia a cui l'oggetto era appartenuto.
Holmes e Watson incontrano quindi il duca Osborne, che conferma che gli strumenti appartengono al figlio Michael il quale ha lasciato le casa ed è stato disconosciuto. Prima di lasciare il palazzo i due incontrano anche il secondogenito del duca, Lord Carfax, che si mostra più desideroso di fornire informazioni e conferma di non aver più legami con il fratello che era andato a studiare alla Sorbona senza però completare gli studi, da allora era tornato in Inghilterra dove non aveva più allacciato rapporti con la famiglia.
Holmes e Watson si spostano quindi al negozio di pegni di Whitechapel da cui l'oggetto ricevuto era stato acquistato da una donna di nome Angela Osborne. I due incontrano poi l'ispettore Lestrade che li aiuta a visionare il cadavere di Annie Chapman e all'obitorio incontrano anche il medico Murray. Il dottore, che viene assistito da un aiutante dall'aspetto sinistro e malato, oltre a esercitare la professione medica è proprietario di un ospizio per diseredati poco distante. Su indicazione di Holmes, Watson va all'ospizio a chiedere di incontrare Angela Watson e insiste con forza anche dopo che gli viene detto che la donna non è lì. Dopo l'alterco tra Watson, Murray e la nipote Sally (che insieme al medico gestisce la struttura), quest'ultima lascia l'ospizio e viene seguita da Holmes travestito da barbone. L'investigatore quindi ritrova Lord Carfax nella casa in cui Sally entra.
Carfax a quel punto confessa la storia del fratello per intero. Michael tornò dalla Francia e sposò una prostituta, un uomo che venne a sapere il fatto minacciò Carfax di rivelare la verità al padre. Carfax dovette pagare per comprare il silenzio del ricattatore, fino quando convinse l'uomo a rivelargli dove Michael si nascondesse. Il ricattatore gli rispose che lo avrebbe trovato all'ospizio di Murray, ma lì viene detto a Carfax che il fratello è rimasto per qualche tempo ma ora non c'è più, tuttavia questo gli consentì di conoscere Sally. Carfax aggiunge che con i soldi estorti il ricattatore si comprò una taverna, lo spettatore capisce quindi che si tratta di Max Steiner.
Holmes e Watson vanno quindi alla taverna di Steiner dove Watson attira le attenzioni, non ricambiate, di Catherine Eddowes; i due fronteggiano il proprietario chiedendogli indicazioni su dove si trovi Michael. Holmes capisce quindi che la prostituta sposata da Micheal era proprio Angela Osborne la quale era alleata di Steiner nel ricatto, questi però sostiene di non sapere dove la donna si trovi. Mentre si allontanano i due vengono aggrediti da due sconosciuti, che Holmes mette fuori combattimento dimostrando di saper usare bene mani e bastone. Quella stessa notte Elizabeth Stride viene pugnalata e uccisa in mezzo alla strada.
Visto il montare della protesta popolare che denuncia la situazione di degrado, il Primo Ministro incarica Mycroft Holmes di convincere il fratello Sherlock ad occuparsi ufficialmente del caso. Mentre Mycroft parla con Sherlock irrompe Lestrade che porta a Holmes la famosa lettera Dear Boss. Holmes incontra ancora Murray mentre questo è intento all'esame autoptico sul corpo della Stride sempre assisto dal suo sinistro aiutante; il medico conferma a Holmes che l'assassino delle quattro donne è lo stesso e che questo deve avere alcune basi di conoscenza medica. Holmes manifesta quindi i suoi sospetti nei confronti di Micheal Osborne, che aveva conoscenze mediche e buoni motivi per odiare le prostitute.
Quella notte perde la vita anche Mary Kelly che attira dalla finestra lo Squartatore nelle propria casa. Holmes torna all'obitorio dove e viene aggredito dallo Squartatore che però riesce a fuggire senza farsi vedere in faccia.
Holmes torna quindi a incontrare Murray che gli racconta di aver davvero conosciuto Micheal Osborne e che questi scoprì il piano criminale di Angela Osborne e Max Steiner. Durante uno scontro fisico tra Michael e Steiner una bottiglia di acido finì accidentalmente sul viso di Angela che rimase sfigurata. Murray rivela quindi a Holmes l'ultimo pezzo del puzzle: Micheal Osborne è ancora all'ospizio ed è proprio il suo strano aiutante. Poco dopo Holmes e Watson vengono condotti a vedere lo scempio che lo Squartatore ha fatto del corpo della Kelly.
Holmes e Watson vanno quindi di nuovo a incontrare Steiner dove riescono, anche con metodi poco ortodossi, a convincerlo a farli incontrare Angela, che è la vera proprietaria della taverna, in quanto Max è solo uno stipendiato. La donna durante la discussione conferma la ricostruzione di Holmes e mostra il lato sfigurato del suo volto. Il giorno seguente Holmes e Carfax riportano Micheal nella casa paterna, dove viene riaccolto.
Resta solo da scoprire l'identità dello Squartatore, Holmes lo ha già evinto ma per il momento non lo rivela. Holmes si nasconde quindi nottetempo in casa di Angela sapendo che sarà lei la prossima vittima, lo Squartatore non si fa attendere e Holmes lo disarma e conferma i suoi sospetti: l'omicida è Lord Carfax. I due lottano e la casa va a fuoco dopo che Carfax, con un urlo animalesco, lancia una lampada addosso a Holmes. L'investigatore scappa, mentre Carfax resta ucciso.
In ultimo, tornati a casa, Holmes spiega a Watson come ha fatto ha scoprire l'assassino da dettagli apparentemente insignificanti e che Carfax voleva in realtà eliminare solo Angela perché non infangasse il nome di famiglia, ma non avendola mai vista pensò di eliminare una alla volta tutte le prostitute di Whitechapel.
Come è ovvio, questo film non ha alcuna pretesa di storicità, ma regala solo un'ora e mezza di divertimento. La storia come narrata si prende infatti molte libertà rispetto a come si è svolta in realtà. Anzitutto le vittime vengono solo pugnalate e non sgozzate e sventrate. Nel film viene anche detto che la Nichols è morta a tre giorni di distanza dalla Smith, mentre nella realtà passarono ben cinque mesi. Polly Nichols viene uccisa in una vasca di acqua, mentre nella realtà fu trovata in strada. In ultimo, nel film Mary Kelly attira il suo assassino nella sua casa al primo piano, ma è ben noto che la donna vivesse al piano terra e questo fu fondamentale per il modo in cui il cadavere fu trovato.
Il film si concede anche qualche grossolana ingenuità. Come il coltello che perfora il collo della Smith e che viene dall'assassino lasciato nel corpo della vittima. Al contrario mostra un Holmes più simile a quello del canone di Arthur Conan Doyle, in grado di passare all'azione e anche alle mani quando la situazione lo richiede.
Il doppiaggio italiano è impreziosito dalla presenza di voci storiche, quali Giuseppe Rinaldi che dà la voce a Sherlock Holmes e Ferruccio Amendola che doppia ben tre comparse: il macellaio che rifiuta i favori sessuali di Annie Chapman, il poliziotto che invita Elizabeth Stride a non stare in giro di notte e il maggiordomo del Primo Ministro.
Oltre ad essere un film divertente a interessante, questa pellicola costituisce anche la prima fiction che mostra l'ipotesi del complotto reale (anche gli Osborne sono dei duchi di cui non è chiara la parentela con la famiglia della regina), ma come è evidente dalla trama del film questa non ha alcun realismo e può essere giusto relegata alle fiction.
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