martedì 29 gennaio 2019

John E. Keefe - Carroty Nell: The Last Victim of Jack the Ripper

Nel 2012 lo scrittore John E. Keefe ha pubblicato la seconda versione del proprio libro intitolato Carroty Nell: The Last Victim of Jack the Ripper (la prima era stata pubblicata due anni prima) dedicata all'ultima delle undici donne morte a Whitechapel tra il 1888 e il 1891, ovvero Frances Coles, nota nella zona anche con il soprannome di Carroty Nell.

L'autore dedica la prima parte del volume a sintetizzare la vicenda di Jack lo Squartatore dall'omicidio di Martha Tabram il 7 agosto del 1888, fino a quello di Alice McKenzie il 17 luglio del 1889 senza aggiungere particolari rilevanti. Riguardo all'omicidio di Alice McKenzie, Keefe si sofferma comunque a sottolineare come all'epoca tra gli inquirenti non ci fosse unità di vedute riguardo al fatto se la donna fosse vittima del celebre Squartatore o no. L'autore riporta anche il parere dei medici legali Thomas Bond e George Bagster Phillips, il primo dei quali pensava che Alice fosse stata uccisa dallo stesso assassino delle cinque vittime "canoniche" mentre Phillips era di parere opposto.

La parte principale del libro è ovviamente dedicata alla morte di Frances Coles e l'autore si pone come obiettivo dichiarato quello di smentire alcuni degli errori più ricorrenti sulla vita della donna che sono stati ripetuti dall'epoca vittoriana fino ad oggi, come i luoghi in cui la famiglia Coles aveva vissuto o lavorato. Il più importante di questi riguarda l'età della vittima, che aveva trentun'anni al momento del decesso, essendo nata il 17 settembre del 1859, e non ventisei come più volte riportato. In questo caso la fonte dell'errore fu il padre stesso di Frances che disse che la figlia aveva ventisei anni nelle prime testimonianze.

Secondo Keefe, che nel 2018 ha pubblicato un nuovo libro sul crollo del Pickwick Club di Boston nel 1925, ritiene anche che la ricostruzione più comune dell'omicidio sia sbagliata e che Frances non fu gettata a terra prima di essere sgozzata, ma che fu spinta contro il muro e che a questo impatto sono ascrivibili le escoriazioni sulla nuca.

L'autore dedica l'ultima parte a elencare i sospettati dell'epoca vittoriana e conclude il proprio volume riflettendo sulla probabilità che Alice McKenzie e Frances Coles siano vittime di Jack lo Squartatore. La conclusione a cui giunge è positiva, ma solo sulla base della riflessione e di un presunto buon senso, perché non attinge a eventuali nuove scoperte per formulare la propria ipotesi. Keefe ritiene del tutto improbabile che nello stesso quartiere e a così breve distanza temporale potessero agire due assassini dal modus operandi così simile. In realtà l'argomentazione di Keefe è buona, ma non è schiacciante come sembra. I casi di imitazione di gesta criminali sono infatti tristemente noti. Solo per citarne qualcuno, il serial killer Heriberto Seda imitò il celeberrimo Zodiac sulla East Cost nei primi anni 90, e il D.C Sniper che colpì in Virginia e a Washington nel 2002 scatenò una serie di imitatori tra cui Shawn Lester che agì in West Virginia nel 2003. Anche se rari, esistono anche casi di imitatori più vicini nel tempo e nello spazio ai perpetratori originali, come gli attentati di Londra del 21 luglio 2005 chiaramente ispirati a quelli orditi da un altro gruppo due settimane prima.

In ogni caso il ragionamento di Keefe, per quanto non solidissimo, non è da scartare e la sua resta un'ipotesi perfettamente plausibile e che merita di essere considerata e approfondita. Va riconosciuto all'autore il merito di aver proposto una teoria interessante che ha portato molti spunti nuovi nel mondo della ripperologia che spesso è infestata da teorie assurde e che invece ha molto bisogno di autori arguti come John Keefe.


Link Amazon: Carroty Nell: The Last Victim of Jack the Ripper

lunedì 21 gennaio 2019

Gli ufficiali di polizia che indagarono sugli omicidi

Sir Charles Warren


Commissario della polizia metropolitana di Scotland Yard dal 1886 al 1888. Prima di entrare in polizia ebbe un passato da archeologo in terra santa e uno militare che lo portò per quattro anni in Sudafrica. Lasciata la polizia tornò nelle forze armate e partecipò da comandante alla Seconda Guerra Boera.


Sir Robert Anderson


Assistente commissario della polizia metropolitana, era il responsabile del dipartimento dei detective. Oltre che poliziotto fu teologo, avvocato e ufficiale dei servizi segreti. Nella sua autobiografia The Lighter Side of My Official Life sostiene che Jack lo Squartatore sia stato catturato e che questo abbia causato la fine delle serie dei delitti, tuttavia nel testo non rivela il nome del presunto colpevole.


Donald Swanson


Ispettore capo, ebbe il comando complessivo delle indagini. Aveva accesso a tutte le informazioni disponibili e ad oggi si ritiene che fosse l'uomo con la maggiore conoscenza sul caso. Nel 1987 emerse una presunta nota di suo pugno, nota come Swanson marginalia, scritta su una copia di The Lighter Side of My Official Life di Robert Anderson; secondo la nota Swanson riteneva che il sospettato menzionato da Anderson fosse Kosminski e che questi sarebbe stato identificato da un testimone oculare che rifiutò di testimoniare contro di lui.


Thomas Arnold


Sovrintendente capo della divisione H della polizia metropolitana, quella di Whitechapel. Era assente durante gli omicidi di Martha Tabram ed Annie Chapman e tornò in servizio appena prima del double event.


Edmund Reid


Ispettore e capo dei detective della divisione H. Oltre ad essere un poliziotto, fu uno dei primi aeronauti della storia.


Frederick Abberline


Grazie alle fiction è il più noto fra gli investigatori che si occuparono di Jack lo Squartatore. Nel 1887 fu spostato da Whitechapel alla divisione A, Whitehall, e poi all'ufficio centrale di Scotland Yard. Dopo l'omicidio di Mary Ann Nichols fu riportato a Whitechapel per via della sua dettagliata conoscenza del quartiere, in cui aveva lavorato come detective per quattordici anni. Secondo quanto riportato da Philip Sudgen nel suo libro The Complete History of Jack the Ripper del 1994, Abberline riteneva che lo Squartatore fosse George Chapman.


George Godley


Sergente della divisione J, quella di Bethnal Green, fu trasferito alla divisione H in modo che potesse assistere Abberline nelle indagini. Nel 1902 arrestò George Chapman che aveva ucciso con veleno tre donne con cui viveva.

Melville MacNaghten


Vicecommissario della polizia metropolitana di Londra, non prese parte in prima persona alle indagini, ma il suo testo noto come MacNaghten memorandum è una delle testimonianze più importanti delle conoscenze e dei sospetti della polizia del tempo.

domenica 9 dicembre 2018

Jack lo Squartatore - articolo di TV Sorrisi e Canzoni, numero 43 del 1989 di Giovanni Pianetta

Nota: Riportiamo di seguito il testo integrale di un articolo pubblicato sul numero 43 di TV Sorrisi e Canzoni del 1989 scritto dal giornalista Giovanni Pianetta in occasione della messa in onda su Canale 5 del film Jack the Ripper (tradotto il italiano con La Vera Storia di Jack lo Squartatore) del 1988, con Michael Caine. L'articolo è da noi pubblicato con il permesso dell'autore Giovanni Pianetta che ringraziamo per la sua cortesia e disponibilità.


JACK LO SQUARTATORE


ESTATE 1888: UN UOMO SI AGGIRA PER LE STRADE DI LONDRA. PORTA UN MANTELLO NERO E UN CILINDRO: HA CON SÉ UNA BORSA E, DENTRO, UN COLTELLO AFFILATISSIMO.

Potremo finalmente vedere in Tv la pellicola girata due anni fa, con uno straordinario Michael Caine nel ruolo dell'ispettore Abberline, che fu incaricato delle indagini. Sebbene in caso non venne mai ufficialmente risolto, gli sceneggiatori, basandosi su documenti dell'epoca, si dicono convinti di aver scoperto chi fu l'orrendo criminale che, in 10 settimane, massacrò 5 prostitute per poi sparire nel nulla. Ce lo riveleranno nella sequenza finale.


Aiuto! Sta per tornare Jack lo Squartatore. Ma niente paura, approderò solo sul piccolo schermo, domenica 22 e lunedì 23 ottobre, in onda su Canale 5, e ci terrà inchiodati in poltrona, sequenza dopo sequenza, fino al clamoroso e inaspettato finale. Non sarà solamente la pelle d'oca alta due dita o la naturale voglia di dare una soluzione al giallo a tenerci avvinti, perché saremo altrettanto affascinati dall'accurata, meticolosa ricostruzione della Londra di fine secolo; quelle ricostruzioni storiche, per intenderci, in cui le produzioni inglesi sono maestre.

E ancor più in questa occasione, visto che, nonostante siano passati cento anni, le imprese di «Jack the Ripper», lo Squartatore appunto, come lui stesso si firmava, restano il caso più insoluto, misterioso e inquietante di tutta la storia del crimine in Inghilterra. E forse non silo d'Inghilterra.

All'epoca, tutta la stampa europea ne parlò; la questione divenne una questione di Stato. E non certo metaforicamente, come ben spiega il film. Basti pensare che numerosi personaggi coinvolti erano introdotti a corte e che, addirittura, corsero voci anche sul principe Alberto Vittorio, nipote della regina.

La storia di Jack ebbe ufficialmente inizio all'alba di venerdì 31 agosto 1888, quando una giovane prostituta alcolizzata venne rinvenuta sgozzata in una strada del quartiere di Whitechapel, il quartiere dei diseredati, nell'East End londinese.

A dir la verità, già in primavera due donne che «lavoravano» lungo i vicoli di Whitechapel erano state sgozzate, ma la polizia aveva pensato a una vendetta di protettori. A questo punto, però, fu chiaro a tutti che un solo omicida, armato di un micidiale coltello, s'aggirava nottetempo tra le bettole e gli innumerevoli bordelli del distretto, per adescare le sue vittime.

Pochi giorni dopo, l'8 settembre fu la volta di Annie Chapman a essere massacrata e orrendamente mutilata. Il 30 settembre, Jack fece l'«en plein»: venne sgozzata Elizabeth Stride e, sempre per strada, a 500 metri di distanza, ecco un altro cadavere, quello di Catherine Eddowes, completamente sventrato.

Le indagini, fin dall'inizio, furono affidate all'ispettore di Scotland Yard Frederick Abberline. Ma, mentre Londra era ormai preda di un'isteria crescente e mentre sorgevano «comitati di vigilanti», la polizia, in realtà, brancolava nel buio. Più di 600 poliziotti vennero mobilitati per seguire il caso; pare che la stessa regina Vittoria tempestasse di telegrammi lord Salisbury, il primo ministro. Eppure Jack non solo continuava a sfogare la sua follia, senza movente alcuno se non il suo personale odio verso le prostitute, ma addirittura mostrò la sua voglia di diventare un personaggio.

Subito dopo il primo omicidio, avviò una fitta corrispondenza con la polizia. Lettere spesso scritte col sangue, in cui dava dettagli delle sue atroci imprese, addirittura le anticipava, per poi concludere con la solita firma: «Jack the Ripper».

Un giorno, il capo dei vigilanti si vide recapitare per posta una scatolina con dentro un rene dell'ultima vittima e un messaggio personale: «Acchiappami se ti riesce!».

Come non pensare che, proprio in Italia, in quel di Firenze, cento anni dopo il fantasma di Jack si è «reincarnato» in qualcuno affetto dalla sua stessa follia? Come ricorderete, dopo l'ultimo omicidio avvenuto il 15 agosto del 1985 a San Casciano Val di Pesa (FI) contro due giovani turisti francesi, anche il mostro di Firenze, che aveva infierito con un coltello sul corpo dell'uccisa, inviò per posta un pezzo del suo corpo al sostituto procuratore della Repubblica che stava indagando sul quel [sic] duplice omicidio con un messaggio di aperta sfida.

Leggete cosa scrisse Jack: «Su e giù per la maledetta città / la polizia la caccia mi dà / ma è come voler vuotare / con un cappello il Tamigi o il mare. / Non ho tempo di dirvi perché / un assassino è nato in me / ma sappiate, e il tempo confermerà, / che sono un pilastro della società». Quest'ultimo verso fece pensare a qualche personaggio importante e si cominciò a dire che il nipote della regina, il giovane Alberto Vittorio, era un frequentatore dei bordelli di Whitechapel (e il pettegolezzo si rivelò fondato).

La notte del 9 novembre, Jack abborda la giovane Mary Jane Kelly e si fa portare nella sua stanzetta il mattino dopo quel posto è diventato un macello, purtroppo nel senso letterale del termine: sangue in abbondanza e il corpo di Mary Jane sventrato. Il capo della polizia rassegna le dimissioni. Ma, inaspettatamente, Jack scompare per sempre e le indagini, in maniera inesplicabile, si arrestano: scompaiono documenti, vengono distrutti appunti. Pare certo che qualcuno manovrò perché la vera identità del criminale non fosse mai scoperta.

Questo film Tv di David Wickes, costato ben 13 miliardi di lire, promette di svelare il segreto. Il regista, proprio nella prima sequenza, spiega di aver avuto accesso a fonti segrete, ma Scotland Yard lo ha smentito.

Quale che sia la verità, la pellicola è stata senz'altro uno dei modi con cui gli inglesi, che hanno il gusto del macabro, hanno «festeggiato» il centenario di quella spaventosa vicenda. Pensate che a Londra si può fare un tour dal titolo «Sulle orme di Jack», organizzato con tanto di guida, per le strade di Whitechapel. Intanto, altre ricostruzioni scritte sono arrivate in libreria, portando cosi a oltre 200 i volumi sul caso (i film sono già una ventina).

Manie britanniche a parte, godetevi questo straordinario Michael Caine nei panni di Abberline e non chiedetevi se il «suo» finale sia quello giusto. Nel dubbio, il mito continua.

venerdì 30 novembre 2018

Mark Sohn - Sherlock Holmes and the Whitechapel Murders

Tra i pastiche letterari più recenti che vedono Sherlock Holmes indagare sugli omicidi di Jack lo Squartatore si trova il romanzo di esordio dello scrittore britannico Mark Sohn intitolato Sherlock Holmes and the Whitechapel Murders pubblicato nel 2017. Del libro esiste anche una traduzione italiana pubblicata nel 2018 con il titolo Sherlock Holmes - L'assassino di Whitechapel.

Come è ovvio il racconto è narrato dal punto di vista del dottor Watson che accompagna Holmes nella sua indagine, lo spunto narrativo non è sicuramente originale visto che l'omicida di Whitechapel e il detective nato dalla fantasia di Arthur Conan Doyle si sono incontrati decine di volte in film e romanzi, tuttavia Mark Sohn riesce a dare un tocco di originalità alla sua opera aggiungendo alla trama una vasta cospirazione che è però molto lontana da quella reale o massonica che si trova spessissimo in questo tipo di fiction, come ad esempio nel celeberrimo film Murder By Decree del 1979. Sohn aggiunge anche una dose di violenza e depravazione che non trovano riscontro in nessun altra opera del genere. La figura di Holmes descritta dall'autore è comunque abbastanza aderente a quella dei romanzi del canone, con un Holmes in grado di ricorrere alle mani e all'azione per risolvere molte situazioni.

L'autore intreccia il lavoro di Holmes con quello della polizia vittoriana e tra i personaggi del romanzo troviamo infatti Donald Swanson, Robert Anderson e Frederick Abberline, i cui rapporti con Holmes sono spesso tesi. Sohn attinge anche da alcuni espedienti narrativi copiati dal film per la TV Jack the Ripper del 1988 con Michael Caine, come il fatto che non sia possibile coprire a piedi la distanza tra Berner Street (luogo dell'uccisione di Elizabeth Stride) e Mitre Square (luogo dell'uccisione di Catherine Eddowes) nel tempo che ebbe a disposizione l'assassino nella notte del double event e che questo comporti che gli assassini erano più persone che si spostavano con una carrozza (in realtà i due luoghi distano poco più di un chilometro, distanza che si percorre a piedi a passo normale in meno di un quarto d'ora).

In alcuni passi l'autore lascia andare un po' troppo la sua fantasia portando Holmes e Watson ad affrontare situazioni completamente assurde e proprio per questo il romanzo perde un po' di attrattiva, e la conclusione a cui giungono gli inquirenti è completamente irrealistica (anche se questo non è necessariamente un difetto, visto che si tratta comunque di un'opera di fantasia).

In sintesi questa prima opera di Mark Sohn, che ha all'attivo anche un secondo volume intitolato The Absentee Detective che vede ancora Sherlock Holmes protagonista, è un buon romanzo che regala qualche ora di divertimento e qualche spunto originale nonostante il tema sia stato utilizzato dagli autori apocrifi di Holmes innumerevoli volte. Tuttavia avrebbe potuto essere più breve togliendo qualche parte meno realistica; così resta un buon libro che sicuramente perde il confronto contro tanti altri usciti negli ultimi anni.

lunedì 19 novembre 2018

I sospettati della polizia dell'epoca vittoriana

Montague John Druitt

(15 agosto 1857 - primi di dicembre 1888) avvocato figlio di un medico, lavorava come supplente in una scuola del quartiere londinese di Blackheath. Il suo cadavere fu ritrovato nel Tamigi il 31 dicembre 1888 e l'autopsia stabilì che la morte risaliva a circa un mese prima, tuttavia in tasca gli fu trovato un biglietto ferroviario stampato l'1 dicembre 1888, pertanto la morte deve essere successiva a tale data. Oltre al biglietto, Druitt teneva in tasca delle pietre il che fa pensare che sia morto per suicidio. In realtà non esiste alcun motivo ragionevole per ritenere Montague John Druitt un sospettato a meno del fatto che è morto poco dopo l'omicidio di Mary Jane Kelly e quindi si spiegherebbe così l'improvvisa cessazione della serie di omicidi di Jack lo Squartatore. Tuttavia l'assenza di comportamenti violenti nella sua vita lo rende il più debole tra i sospettati dell'epoca vittoriana.

Michael Ostrog

(1833 - dopo il 1904) truffatore e ladro russo che ricorreva spesso all'uso di false identità con cui si fingeva un nobile o un medico nella marina russa. I motivi per cui fu sospettato sono che spesso si era spacciato per medico, e la polizia cercava un uomo che avesse conoscenze mediche e che ispirasse fiducia ai suoi interlocutori, e perché era stato rilasciato da un manicomio pochi mesi prima dell'inizio degli omicidi "canonici". Tuttavia Ostrog aveva 55 anni all'epoca degli omicidi ed essendo alto circa un metro e ottanta era troppo altro rispetto alle descrizioni dei testimoni. Inoltre, secondo quanto riportato dallo scrittore Philip Sugden nel suo volume The Complete History of Jack the Ripper del 1994, Ostrog era detenuto in Francia durante gli omicidi di Jack lo Squartatore. Anche in questo caso i sospetti sono molto deboli.

Aaron Kosminski

(11 settembre 1865 – 24 marzo 1919) barbiere polacco di origine ebraica, quindi abile nell'uso di rasoi e coltelli, aveva accesso a molte armi da taglio per via del suo lavoro. Il vicecommissario della polizia metropolitana di Londra Melville MacNaghten menziona nelle sue note un sospettato chiamato Kosminski, senza un primo nome. L'identificazione tra il Kosminki menzionato da MacNaghten e Aaron Kosminki avvenne solo nel 1987 grazie alle ricerche di Martin Fido per il suo volume The Crimes, Detection and Death of Jack the Ripper. Aaron Kosminki soffriva di schizofrenia e, secondo MacNaghten, aveva un profondo odio verso le donne e manie omicide. Kosminski fu rinchiuso nel manicomio di Colney Hatch nel 1891, quindi dopo l'omicidio di Alice McKenzie. Tuttavia una volta rinchiuso non manifestò comportamenti violenti verso altri, ma solo verso sé stesso oltre al rifiuto di lavarsi. Ad oggi Aaron Kosminski resta comunque uno dei più realistici sospettati degli omicidi di Jack lo Squartatore.

George Chapman

(nato con il nome di Seweryn Antonowicz Kłosowski: 14 dicembre 1865 – 7 aprile 1903) nato in Polonia ed emigrato tra il 1887 e il 1888 nel Regno Unito, dove assunse il nome di George Chapman. In Polonia studiò da medico, ma in Inghilterra visse come barbiere usando lo pseudonimo di Ludwig Schloski. Tra il 1897 e il 1902 uccise avvelenandole tre donne con cui viveva e che spacciava per sue mogli. Fu catturato nel 1902 da George Godley, che ebbe un ruolo di rilievo anche nelle indagini su Jack lo Squartatore, e fu impiccato nel 1903. Secondo Philip Sugden, Frederick Abberline riteneva che George Chapman fosse il vero colpevole, in quanto avrebbe detto a Godley dopo l'arresto You've got Jack the Ripper at last! (Hai catturato Jack lo Squartatore alla fine!), ma molti studiosi moderni dubitano che un assassino seriale possa cambiare il proprio modus operandi in modo così radicale.

lunedì 8 ottobre 2018

Paul Begg e John Bennett - The Complete and Essential Jack the Ripper

Paul Begg e John Bennett sono nomi ben noti nel mondo della ripperologia, i due autori nel 2013 hanno pubblicato il volume intitolato The Complete and Essential Jack the Ripper che come dice il titolo stesso vuole offrire una visione completa della vicenda del celebre assassino di Whitechapel.

Il libro è diviso in tre sezioni. La prima riassume i fatti storici come avvenuti, partendo dall'omicidio di Emma Smith nel 1888 fino a quello di Frances Coles nel 1891 passando ovviamente per le cinque vittime "canoniche". La seconda parte tratta le teorie sull'identità dell'assassino, partendo da quelle dell'epoca vittoriana fino alle ultime proposte dagli autori moderni. The Complete and Essential Jack the Ripper non propone versioni nuove né contenuti inediti, tuttavia ripercorre tutta la storia della ripperologia dalle origini fino alle ultime scoperte; per ogni decennio gli autori indicando quali sono i testi più significativi sull'argomento, risultando particolarmente utile anche a livello enciclopedico come sintesi delle fonti più autorevoli.

Con riferimento alle teorie del complotto reale, il libro contiene anche un utile dettaglio di carattere storico che spiega in quale contesto sia nato il complottismo di ogni genere. Secondo gli autori, infatti, le teorie della cospirazione hanno iniziato a diffondersi negli anni '70 quando si verificarono fatti a causa dei quali l'opinione pubblica iniziò a diffidare dei governi riconoscendo come questi possano inventare menzogne o nascondere la verità per coprire le proprie azioni nefaste, come nel caso del Watergate o la scomparsa di Lord Lucan, per portare un esempio verificatosi nel Regno Unito.

La terza e ultima parte narra della mitologia nata intorno alla figura di Jack lo Squartatore, spiegando come questo sia l'unico vero criminale della storia diventato un'icona horror. Quest'ultima sezione del libro tratta anche delle trasposizioni letterarie e cinematografiche delle gesta dello Squartatore e dei riferimenti nella musica e nei videogiochi al celebre assassino mai catturato.

Il volume di Bennett e Begg tratta tutti questi argomenti in modo completo ed esauriente, ma al contempo non entra in dettagli estremi (che si trovano comunque in altri testi dei medesimi autori) risultando così in un libro adatto sia ai neofiti, che non rischiano di perdersi nei dettagli, sia ai lettori che già conoscono i fatti di Whitechapel e che li vogliono approfondire.

In sintesi The Complete and Essential Jack the Ripper è un testo semplicemente perfetto che ha tutte le caratteristiche necessarie che lo rendono indispensabile nella biblioteca di chiunque sia interessato agli omicidi di Jack lo Squartatore.

lunedì 21 maggio 2018

Stephen Senise - False Flag: Jack the Ripper

Stephen Senise è un nome piuttosto nuovo nella ripperologia, avendo all'attivo un solo libro sul celebre Squartatore di cui sono state pubblicate due edizioni: la prima con il titolo di Jewbaiter Jack the Ripper: New Evidence and Theory è stata data alla stampa nel 2017, mentre la seconda rivista e ampliata, con nuovo titolo e copertina, è stata pubblicata nel 2018 con il titolo False Flag: Jack the Ripper.

Il libro dello scrittore australiano sviluppa, seguendo una pista inedita, la teoria secondo cui George Hutchinson, testimone chiave che vide Mary Kelly in compagnia di un uomo poco prima di essere uccisa, sarebbe il vero assassino. La testimonianza di Hutchinson nel caso di Miller's Court, su cui comunque ci sono molti dubbi, sarebbe servita solo ad allontanare i sospetti da sé.

Secondo Senise l'uomo avrebbe agito in modo da seminare indizi che puntassero verso un assassino ebreo, essendo in preda a un violento risentimento verso gli ebrei che al tempo erano una comunità numerosa nel malfamato East End londinese. Un punto fondamentale della teoria di Senise riguarda il graffito di Goulston Street che sarebbe stato scritto proprio dall'assassino al fine di aumentare l'odio dei londinesi verso gli ebrei.

Per spiegare la propria teoria, l'autore dedica un'ampia parte all'inizio del volume a descrivere le condizioni sociali dell'East End e a come la comunica ebraica abbia avuto un ruolo importante in tale decadimento, essendo oggetto di disprezzo e scetticismo da parte degli inglesi preoccupati dall'imponente immigrazione.

L'autore ipotizza che anche Ada Wilson, aggredita nella sua casa da un uomo mai identificato il 28 marzo del 1888, possa essere una vittima del celebre serial killer prima che questi sviluppasse il proprio noto modus operandi. Inoltre Senise sostiene che anche Alice McKenzie sia una vittima dello Squartatore e che dopo quest'ultimo gli omicidi si sono interrotti perché l'assassino scappò in Australia imbarcandosi da clandestino. L'autore basa questa ultima asserzione sul fatto che un uomo di nome George Hutchinson e corrispondente alla descrizione dell'omonimo testimone di Mary Kelly sbarcò nel Nuovo Galles del Sud su una nave salpata dal Regno Unito circa due mesi dopo la morte di Alice McKenzie.

Senise basa tutta la sua teoria su una ricerca estensiva dei documenti storici che ha condotto sia in Inghilterra, sia in Australia; l'autore dimostra inoltre un'approfondita conoscenza delle ricerche dei ripperologi che lo hanno preceduto e cita in numerosi punti il profilo dell'assassino redatto dall'agente speciale dell'FBI John Douglas nel 1988, dimostrandone in più occasioni l'aderenza con il caso di Hutchinson.

Ovviamente siamo ben lungi dal poter dichiarare chiuso il caso di Jack lo Squartatore, ma la teoria proposta da Stephen Senise è sicuramente interessante e merita di essere indagata e approfondita.


Link Amazon: False Flag: Jack the Ripper